ARTE & CULTURA

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Il Barocco: la seconda cacciata dall'Eden

Quel piccolo secolo d’ombra, il XVII, costretto tra la luce violenta del Rinascimento prima e dell’Illuminismo poi, costituisce un momento fondamentale di sconvolgimento della coscienza umana e l’inizio della modernità. Il termine Barocco, più che una particolare corrente o fase della storia della letteratura italiana ne indica una sensibilità, un particolarissimo modus cogitandi che fa da sfondo comune alla produzione artistica seicentesca, nonostante la varietà di forme e di temi. Tale sensibilità è caratterizzata da un profondo senso di crisi: crisi di tutto ciò che è stato certo e dato per assunto fino a quel momento e ricerca di risposte nuove, spesso introvabili.  E’ qui che ha inizio la coscienza della modernità: laddove qualcosa di stabile e sicuro cede, obbligando gli individui e la cultura a mettersi in movimento, spesso senza sapere dove o come muoversi, animati dalla necessità di interrogare a fondo la realtà anche a costo di non riceverne risposte.

A causare i primi segnali di rottura fu lo spegnersi dell’aura  luminosa del Rinascimento, che vide incrinarsi la propria confidenza e la propria serenità  durante un lento processo iniziato con le scoperte geografiche. Quello dell’alterità era un concetto del quale l’occidente europeo era stato per gran parte della sua storia ignaro. A partire dalla scoperta del Nuovo Mondo, dopo una prima fase di slancio entusiastico e di gioiosa fiducia nelle risorse e capacità dell’uomo, l’esistenza del diverso cessò di essere soltanto un territorio di esercizio e accrescimento del potere europeo e cominciò a penetrare nella mentalità occidentale come un piccolo tarlo. L’obbligo di un confronto, seppure tra conquistatori e conquistati, comportava l’ammissione dell’esistenza di una realtà totalmente estranea a quella che la vecchia Europa conosceva, facendo in modo che s’insinuasse lentamente, nella sua coscienza, una sottile e velata forma di relativismo. La scoperta dell’altro comportava un confronto e il confronto obbligava, per forza di cose, ad una messa in discussione, voluta o meno, di certi presupposti su cui la mentalità europea aveva posto le sue fondamenta.  A poco a poco s’insinuò il dubbio che le cose non fossero esattamente come le si erano sempre credute.  E da questo dubbio nasceva la curiosità, l’indagine, la necessità d’interrogare la realtà per trovare conferme a ciò che era stato sempre dato per certo o per smentirlo definitivamente. Era un dubbio pervasivo, che diede inizio ad una vera e propria rivoluzione di pensiero, investendo e travolgendo tutti i campi dell’umano:  lo scisma della chiesa d’Occidente frantumò la coesione interna della Chiesa di Roma; la nascita degli stati nazionali e della filosofia politica obbligò al confronto  con la nuova coscienza di nazione e di nazionalità che andava formandosi, mentre la scienza sconvolgeva la cosmologia, proponendo un nuovo tipo di conoscenza e un nuovo approccio gnoseologico.  Fu un tempo di rivoluzioni, che ebbe enormi ripercussioni sull’immaginario artistico e sulle idee filosofiche: veniva proposto, per la prima volta, un modello di universo in cui l’essere umano perdeva la sua posizione centrale e il cosmo le proprie connotazioni provvidenzialistiche, legate all’esistenza di un disegno celeste il cui protagonista assoluto era l’uomo. Una vera e propria caduta del cielo, una nuova cacciata dall’Eden. E fu proprio durante questa caduta libera nel vuoto che la sensibilità barocca assunse quel suo caratteristico horror vacui: la paura, l’orrore del vuoto, la vertigine, lo spasmodico bisogno di riempitura fin’anche all’eccesso. Quel desiderio di pienezza che l’uomo avverte ancora oggi.