AUTO & MOTORI

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L'automobile e i suoi marchi, tra storia e leggenda. Parte prima

Chissà quante volte, per strada o sui giornali, siamo stati attratti dai simboli che le nostre auto portano affissi. Quali sono le origini di questi marchi? Chi li ha inventati? Perché proprio un elemento specifico come un cavallino o una stella sono emblema di quell'azienda piuttosto che di un'altra? Rispondere è difficile, ma cercare di farlo è un interessante lavoro di ricerca storica e sociale delle Case automobilistiche che rappresentano e di una cultura che pochi conoscono, ma che tocca vari ambiti della memoria collettiva: uomini, città, avvenimenti, miti, leggende.

Proviamo a passare in rassegna quelli più interessanti, per cercare di mettere in risalto queste sfaccettature e questi significati spesso sorprendenti ed inaspettati. In Italia, i marchi che da sempre significano emozione, sportività, eccellenza automobilistica sono Ferrari e Alfa Romeo. Queste due case, (tra l'altro indissolubilmente legate, dato che lo stesso Enzo Ferrari cominciò la sua attività elaborando Alfa Romeo da competizione) con gli emblemi che si portano appresso, trasudano di memoria storica e svelano le realtà di due zone del Bel Paese dove i motori sono sempre stati elementi cruciali: Milano e l'Emilia, la Terra dei Motori.

Alfa Romeo, una napoletana trapiantata a Milano. Non tutti sanno che le origini dell'Alfa sono napoletane. Nel 1906 Alexander Darracq, francese, pioniere dell'automobilismo, arrivò nella città del Vesuvio, dove installò uno stabilimento che produceva la sportiva 8/10 HP, ma si accorse ben presto che la zona non era favorevole alla vendita. Fondò quindi l'opificio del Portello nei pressi di Milano, ma l'azienda nel 1909 venne messa in liquidazione.

Un gruppo di banchieri lombardi convinti del glorioso futuro di questo mezzo, non se la fecero scappare e fondarono l'Anonima Lombarda Fabbrica Autoveicoli. La prima auto, la 24 HP progettata da Giuseppe Merosi, fu subito un successo e se ne fecero numerose versioni da gara. Ma le origini della casa si completano solo nel 1915 quando, ancora un uomo del sud, ancora un napoletano, l'Ing. Nicola Romeo, da poco arrivato “sotto la Madonnina”, entra a far parte del capitale dell'A.L.F.A e ne modifica il nome in Alfa Romeo Milano.

È in questo periodo che, sul muso delle meravigliose vetturette del Portello, appare il simbolo che oggi noi possiamo ancora vedere sulle moderne Alfa (ormai nell'orbita Fiat): una croce rossa su fondo bianco affiancata dal biscione verde che tiene in bocca un omino rosso e porta una corona dorata. Il simbolo è un palese omaggio alla città meneghina: la croce è infatti il simbolo civico della città (la leggenda vuole fosse il simbolo dei crociati alla conquista del Santo Sepolcro) e il Biscione che ingurgita il "moro", l'araldo delle nobili famiglie Sforza e Visconti. Ma non solo la Lombardia è omaggiata: nella corona blu che contorna il simbolo persistono fino al 1946 due nodi sabaudi, simboli di Casa Savoia. Nel 1971, infine l'ultima modifica: con l'apertura dello stabilimento di Pomigliano d'Arco (ritorno in Campania), sparisce la scritta Milano.

Ferrari, un Cavallino Rampante in ricordo dell'asso dell'aviazione. Il 17 giugno del 1923, Enzo Anselmo Ferrari è un giovane pilota che vince in un circuito di provincia, a Savio, vicino Ravenna. Non è una vittoria eccezionale, eppure i suoi concittadini capiscono subito di che pasta è fatto e sanno che farà strada. Lo sa anche l'Alfa Romeo che scopre in lui, oltre ad un pilota, un raffinato meccanico in grado di fare di insignificanti barchette degli straordinari bolidi che vincono tutto: il giovane Enzo fonda la Scuderia Ferrari e comincia a modificare le Alfa Rosse su cui inizia a correre (e a vincere) Tazio Nuvolari. Oltre al simbolo del “Biscione”, sulle auto preparate dal Drake appare un Cavallino nero su fondo giallo. Da dove arriva?

Quel 17 giugno sulla costa romagnola c'è anche la Contessa Paolina Baracca, madre del pioniere dell'aviazione e medaglia d'oro al valore durante la seconda guerra mondiale, il Maggiore Francesco Baracca. “Perchè non usa questo sulle sue auto? È il simbolo che Francesco aveva sulla fusoliera del suo aereo, le porterà fortuna”, disse la donna a Ferrari. L'Alfa diede l'autorizzazione ad usarlo solo al GP belga di Spa nel 1932. l'Alfa preparata da Ferrari vinse. Ma fu solo nel 1945 che Ferrari, iniziando la produzione autonoma di autoveicoli lo assunse come simbolo ufficiale facendolo ristilizzare da Eligio Gerosa, giovane incisore milanese. Questo modificò la coda del cavallino, lo diresse verse l'alto (quello di Baracca puntava verso il basso) aggiunse il giallo canarino di sfondo, uno dei colori di Modena, terra natale di Ferrari e le tre bande a riprendere i colori della bandiera italiana. Da quel momento in poi, le auto più sognate e desiderate del mondo sono sempre state legate indissolubilmente al loro Cavallino.