AUTO & MOTORI

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L'automobile e i suoi marchi, tra storia e leggenda. Parte seconda

Continuiamo la nostra rassegna di marchi automobilistici cercando di scoprire le origini di altri simboli e stemmi in Europa.

Oltre alla Ferrari, altre marche automobilistiche hanno usato animali per farne il proprio simbolo. L'hanno fatto la Peugeot con il leoncino su due zampe e la Porsche che ha usato la giumenta, già simbolo di Stoccarda, come suo araldo. Ancora in Italia invece uno splendido toro campeggia da 49 sui musi delle sportivissime Lamborghini.

Peugeot, un leone dalle tre lame. I Peugeot sono una delle famiglie più ingegnose ed eclettiche d'Europa, tanto che la loro notorietà risale addirittura al XV secolo, quando cominciano a costruire aratri e attrezzi per la campagna. Non stupisce quindi che furono tra i primi, dopo aver trasformato il cotone, il metallo, l'alluminio e costruito i primi cicli a pedali, a realizzare delle automobili a quattro ruote.

 L'artefice di ciò fu Armand Peugeot che nel 1879 rimane incuriosito dalla Mancelle, una macchina a vapore di Amedèe Bollèe, finché decide di convertire la sua azienda in produttore di biciclette ma anche di tricicli con propulsione a motore termico. L'entusiasmo e l'intraprendenza di Armand fece superare tutte le divergenze famigliari e coinvolse anche il fratello (Eugène) e soprattutto i tre nipoti (Robert, Pierre e Jules). Fu proprio di questi ultimi l'idea di utilizzare il leone anche nella produzione di autovetture: oltre a biciclette e tricicli, la Peugeot produsse durante la sua storia anche macinacaffè, macinini per il pepe, seghe e lame: queste ultime erano decantate per la “velocità di taglio, la durezza dei denti e la flessibilità” e furono ben presto soprannominate “le leonesse delle lame” e il Re degli animali ne divenne il simbolo.


Questo è molto importante per la storia dell'azienda: fino a poco tempo fa infatti si pensava che il leone si rifacesse al simbolo della Franca Contea (zona dove la Peugeot trova loco) e della città di Sochaux che diede i natali alla azienda.
Ma il simbolo del leone non è l'unico baluardo della Peugeot: c'è anche la denominazione dei modelli a tre numeri con uno zero centrale (205, 406, 308): era usato per far posto, sul frontale, alla manovella che serviva per mettere in moto l'automobile. Ora questo non serve più ma lo “0” è rimasto elemento delle denominazioni del marchio e la sua peculiarità è tornata alla ribalta negli ultimi anni quando la Peugeot ha voluto celebrare questa particolarità enfatizzandola e utilizzando denominazioni a “doppio zero” come 1007 o 7008.

Porsche, il Cavallino è nostro. Negli anni '50 le Porsche cominciavano a spopolare anche negli USA dove le pachidermiche berline autoctone non erano più di moda. Le vetturette piccole, leggere, veloci e pepate che arrivavano dall'Europa erano invece sempre più ambite e acquistate dalla Hollywood che conta. La sera dell'ultimo giorno del Salone di New York del 1952, Ferdinand “Ferry” Porsche festeggia il successo appena ottenuto in un ristorante della 5th Evenue con i suoi collaboratori. I commensali mangiano ma soprattutto bevono. Il clima è euforico, ognuno dice la sua, c'è chi propone nuove vetture, chi gesticolando in aria progetta virtualmente nuovi motori e chi ancora sostiene che alla Porsche manca qualcosa per assicurarsi la gloria verso la quale si dirige, lo stemma. Ferry, nonostante la birra, ha le idee chiare e non perde tempo, prende un tovagliolo di carta si fa porgere una penna dal cameriere. Prima disegna il simbolo della provincia Württemberg dove si trova Zuffenhausen, sede della Porsche. Ma Zuffenhausen sta a Stoccarda come Mirafiori sta a Torino, così Ferry disegna al centro dell'araldo, lo stemma proprio della città tedesca: una giumenta rampante. Per completare l'opera non resta che scrivere “Porsche” a caratteri maiuscoli sopra allo scudo e il gioco è fatto.

Qualcuno però non è d'accordo: “Ma quello non è lo stemma della Ferrari?” - “sì” - risponde Ferry - “ma come saprete il Cavallino rampante fu donato a Her Ferrari da Baracca... ciò che non sapete è che Baracca quel simbolo non lo aveva scelto per caso, bensì lo aveva visto, poco prima di abbatterlo, su un aereo dell'aviazione tedesca di stanza proprio a Stoccarda. Da quel momento in poi Porsche e Ferrari divennero le più acerrime nemiche della strada ed è anche grazie ai loro simboli, così diversi eppure così simili, se la rivalità mette contro i rispettivi estimatori.

“Lamborghini, lei fa bene solo i trattori, le Granturismo le lasci fare a me!”. Il simbolo di una delle più esclusive e stupefacenti aziende automobilistiche italiane, l'emilianissima Lamborghini, ha una genesi piuttosto semplice e strettamente legata al suo fondatore. Raffigura un toro pronto a scattare su sfondo nero a ricordare il segno zodiacale di Ferruccio Lamborghini. Da quel momento in poi le sportive di Sant'Agata Bolognese furono sempre chiamate con il nome di razze di toro (Miura, Jalpa, Jamara, Espada, Urraco, Diablo, Murcielago) ad eccezione delle prime 350 e 400 e della stratosferica Countach (è l'espressione dialettale piemontese che Nuccio Bertone, che poi la produsse, usò quando la vide la prima volta).

Ma ciò che vale la pena di raccontare è la vicenda che spinse un sanguinario meccanico venuto dalla campagna come Ferruccio Lamborghini a creare alcune fra le più estreme supercar al mondo. Lamborghini nel 1960 è già attivo da quasi 20 anni nella produzione di trattori ed è un costruttore ormai apprezzato in tutta Europa tanto da poter permettersi di regalare una Ferrari alla moglie. Una sera donna Annita torna a casa dall'ufficio e si lamenta con Ferruccio che il cambio della sua “250 GT 2+2” è pesantissimo e di sicuro non è adatto ad un'auto di quel calibro. Ferruccio non ci pensa due volte e la mattina dopo, alla guida della 250, parte alla volta di Maranello. Il Drake lo riceve stizzito “Enzo, perchè non usi dei cambi più leggeri e maneggevoli? Per manovrare questi ci vogliono dei muscoli così!”. Ferrari è furioso : “la macchina va benissimo. Sei tu che, a furia di fare trattori, non sei in grado di guidare una Ferrari!”. Ferruccio non si fa di sicuro mettere i piedi in testa dal conterraneo e lo avvisa: “Ti faccio vedere io come si costruisce una supercar!”. Di lì a poco nascerà una delle più emozionanti e sbalorditive auto che siano mai state viste sulla faccia della Terra, la Lamborghini Miura...