AUTO & MOTORI

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L'automobile e i suoi marchi, tra storia e leggenda. Terza ed ultima parte

Nella terza ed ultima parte della nostra carrellata fra gli stemmi automobilistici, scopriremo che spesso questi non derivano da quello che si pensa e che a volte la spiegazione più scontata non è per forza quella giusta.

È il caso del “Double Chevron” che orna i musi delle Citroen. Ma come poter scrivere la parola fine su una rassegna di simboli senza citare il più famoso: The Spirit of Ecstasy.

Andrè come Armand. Qualcosa accomuna le due più importanti case produttrici di automobili francesi: i loro fondatori con il loro genio, la loro versatilità, la loro inventiva. Anche Andrè Gustav Citroen come Armand Peugeot nasce, nel 1902, come piccolo produttore di ingranaggi. Ma rimanere nell'anonimato non fa per lui così nel 1908, lascia l'azienda in mano al fratello Hugues e diviene direttore generale di una antica quanto sconosciuta marca di vetture francese, la Mors. Qui Citroen fa fatica a convincere i proprietari della bontà delle sue idee utili per risollevare la storia dell'azienda che invece ritorna più viva che mai con innovazioni tutte scaturite dalla mente e dalla matita di Andrè, come il motore con “valvole a fodero” montanto sulla celebre gamma SSS.

Fu solo nel 1912 dopo il suo viaggio a Detroit, dove conosce il vate dell'automobilismo, Henry Ford, che Andrè decide di produrre automobili autonomamente e lo fa con le idee molto chiare: costruire auto economiche, affidabili, robuste ma moderne e tecnologicamente avanzate. Anche il simbolo scelto per rendere riconoscibili le sue auto avrebbe seguito questa filosofia: due semplici ma efficaci ingranaggi a cuspide (o a doppia elica), la punta di diamante della sua vecchia impresa, un brevetto esclusivo che permette una migliore resa, una maggiore silenziosità e una forza continua della macchina su cui sono istallati.


Eppure fra le esperienze di Andrè non c'é solo il politecnico e l'amore per la meccanica. Il servizio militare del 1901 infatti lascia un ricordo vivido e chiaro della disciplina e del rigore appreso sotto le armi. Nella fattispecie nell'esercito rimane affascinato dal lavoro di squadra e da come aiutandosi e mettendo insieme idee e proposte, si possa creare veramente qualcosa di importante. Questo modo di coordinarsi in pool e di circondarsi di uomini e collaboratori fidati e di grosso aiuto, non esita a riportarlo nella sua attività imprenditoriale facendone sempre il cardine delle sue aziende. È per questo che il “Double Chevron” ha anche un chiaro riferimento ai gradi militari e nello specifico a quelli di ufficiale, come fu Andrè stesso durante la leva.

Viaggiare su una Rolls Royce...piacere supremo. Re, principesse, divi di Hollywood, magnati del petrolio lo conoscono bene quel piacere supremo. Lo stesso che la statuetta apposta sul radiatore delle Rolls Royce (anch'esso mitico rimando all'architettura greca richiamandone i suoi templi) certifica da cent'anni.


Ma chi è quella leggiadra figura femminile che l'emblema delle più esclusive auto di sempre raffigura? All'inizio del novecento, chi poteva permettersi un'automobile, e soprattutto chi poteva permettersela grande e potente, usava adornare gli enormi radiatori posti sul muso con una “mascotte” per sottolinearne lo stato di elevatezza ma anche come gesto propiziatorio e scaramantico.

Ben presto furono le stesse case automobilistiche a scegliere delle statuette che adornassero le proprie ammiraglie: lo fece la Hispano Suiza con la “Vittoria al volante”, la Jaguar con l'omonimo animale e l'Isotta Fraschini con la sua “Minevra”.
Per anni invece si credette che la sinuosa statuetta sul frontale delle Rolls fosse ispirato alla Nike di Samotracia e fosse un ulteriore omaggio alla Grecia classica come il radiatore a “tempio”.

In realtà la spiegazione è ben più complessa e curiosa. Il primo ad adottarla fu John Walter Edward Douglas-Scott-Montagu, secondo Barone Montagu di Beaulieu e si dice raffiguri Eleanor Velasco Thornton, segretaria e probabile amante del nobiluomo che era stata ritratta da un eclettico artista dell'epoca, Charles Sykes. In realtà si dice che la donna avesse posato nuda per l'artista molto giovane e prestante e che questo episodio fosse stato l'esordio di un oscuro menage a troi fra lui, Eleanor e il barone. Secondo Claude Johnson che all'epoca si occupa dell'immagine del marchio Rolls Royce (un responsabile marketing ante litteram), Sykes aveva voluto infondere in quella statuetta lo “spirito dell'estasti” ossia una esperienza ai limiti dello straordinario e qualcosa di extrasensoriale che solo un viaggio in Rolls poteva garantire. D'altronde sono gli anni del futurismo e l'auto non è più solo mezzo di trasporto ma è mito della velocità, è sensazione di libertà e prestigio e lo spirit of ecstasy esprime “il proprio appassionato godimento nel guidare, con le braccia distese e lo sguardo fisso sulla distanza da percorrere”, come sostiene ancora Johnson. 

La statuetta è stata anche soprannominata "Emily in her Nighty" ("Emily in camicia da notte"), o semplicemente "Emily", nome con cui era anche conosciuta Eleanor Velasco Thornton.
Con l'introduzione della celebre statuetta, la Rolls Royce ha anche cambiato colore del marchio a doppia R, tramutandolo da rosso a blu, dalla sportività all'eleganza.
Oggi lo spirito dell'estasi non è più fabbricato in argento ma in una lega di nichel e, dal 1980, è dotato di un sistema di scomparsa nel radiatore sottostante, onde evitare di sforzarlo e di danneggiarlo.
Il motivo per il quale, ancora oggi, Emily rimane sui radiatori delle Rolls Royce sfidando qualsiasi legge sulla sicurezza per i pedoni, è del tutto sconosciuto...