AUTO & MOTORI

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L'auto è donna

Nei primi anni del Novecento l'automobile era di genere maschile e il motorismo era un mondo fatto soprattutto di uomini. Avere un mezzo su quattro ruote all'epoca voleva dire guidare alle intemperie, avere qualche rudimento di meccanica e all'occorrenza sporcarsi le mani fino ai gomiti per rimettere in funzione i primi trabicoli circolanti su strada. Gli uomini avrebbero dominato il mondo dei motori per molti anni e ancora oggi le donne alla guida sono viste con diffidenza e vale ancora lo spocchioso proverbio “donne e motori, gioie e dolori”.
Eppure il genere femminile è legato da sempre alle automobili più di quanto si pensi. Ad esempio, sapevate che uno dei primi veicoli a motore fu “collaudato” da una donna? E che nel campionato di Formula 1 corsero ben 5 individui del gentil sesso di cui 3 italiani? E che una delle più importanti manifestazioni off-road è fatta di tutte fanciulle?

Caro, mi impresti il tuo triciclo a motore? Più o meno devono essere queste le parole dette da un'elegante signora della borghesia tedesca al geniale marito. I due erano Bertha e Karl Friedrich Benz, nientepopodimeno che l'inventore del motore a scoppio e della prima automobile equipaggiata con tale propulsione. Ma facciamo prima un passo indietro. L'ingegner Karl Benz, negli anni '80 dell'Ottocento, ha in mente di realizzare un mezzo economico e autonomo per il trasporto di persone che non avesse bisogno del traino dei cavalli. Ma i coevi veicoli con enormi e dispendiosi motori a vapore, come Renault e De Dion-Bouton, non soddisfano il tedesco. Il “la” lo ha invece dall'ingegner Nikolaus August Otto che realizza il primo motore a 4 tempi a carburante.
Il primo ostacolo per il vulcanico Benz è la manovrabilità: avrebbe infatti voluto 4 ruote ma come fare a far sterzare l'asse anteriore. Alla fine si decide per una soluzione a triciclo. Ora il mezzo è pronto per essere motorizzato. Il 29 gennaio del 1886 all'Ufficio Brevetti dell'Impero Germanico viene registrata la Patent Motorwagen (brevetto n° 37435) che viene subito soprannominata Velociped. La vettura ha raffreddamento ad acqua, accensione elettrica, carburatore, motore a scoppio e addirittura telaio tubolare: soluzioni che ancora oggi caratterizzano le nostre auto. Il primo viaggio è poco incoraggiante. L'auto fa pochi metri fra la gente stupita e costernata con il povero piccolo Eugen che lo segue con una tanica di benzina poiché l'auto non ha serbatoio. I Benz non si perdono d'animo e apportano modifiche al loro monocilindro da 3,5 CV finché il triciclo è pronto per una percorrenza più lunga. E qui entra in scena Bertha. Il 5 agosto 1888 di buon mattino, Bertha prende l'auto del marito, carica i due figli e si reca a pranzo dai genitori a 45 km da Mannheim. La sera fa di già ritorno. La Velociped aveva percorso 90 km senza fare una piega per giunta guidata da una persona che non lo aveva mai fatto, una donna.
Per molti anni le donne al volante furono rarissime. Fra le più note ricordiamo Donna Rachele Mussolini che guidava senza tanta esitazione l'Isotta Fraschini del marito. Ciò che è sicuro è che nessuno avrebbe immaginato che prima o poi le donne sarebbero arrivate a gareggiare in formula 1.

Gentil sesso a 300 all'ora. La prima donna a infilare guanti di pelle e calarsi in un angusto abitacolo di una monoposto fu un'italiana, la prima di tre, Maria Teresa de Filippis. Napoletana, si infilò il casco per la prima volta al GP del Belgio del 1958 a bordo di una Maserati. Fu subito soprannominata pilotino. Quell'anno partecipò a 4 gare compreso il prestigioso circuito di Monaco. Al Principato tornò anche l'anno dopo decisa ad “andare a punti” ossia riuscire a vincere qualcosa. Iniziò le qualifiche su una Porsche-Behra progettata dall'omonimo pilota francese che da poco si era staccato da Porsche e Ferrari. Quest'ultimo morì poche settimane dopo ad AVUS. Prevalse il cuore di donna di Maria Teresa e decise che non avrebbe più potuto correre e rischiare la vita su una vettura che portava il nome del suo compagno morto; significava giocare alla roulette con la vita. Ma la storia della F1 al femminile non era finita. Lella Lombardi in poco tempo divenne la donna con più partecipazioni nei GP, ben 12. Iniziò nel 1975 con la March Ford Cosworth. Tuttavia anche per lei il destino fu funesto: dopo la partecipazione al tragico GP di Spagna sul Circuito del Montjuich dove la Hill di Stommelen perse l'alettone volando sulla folla e uccidendo 5 persone,  Lella non ce la fece a riprendere il volante. Nel 1992 fu la volta di Giovanna Amati che si qualificò con la Brabham ma non corse mai un GP. Arriviamo ai giorni nostri. Maria de Villota è stata ingaggiata dal Team Marussia, una nuova squadra russa che correrà nel massimo campionato per monoposto mondiale, la Formula 1.

Da anni Donnavventura è una manifestazione tutta al femminile. 6 donne avventurose e tenaci si mettono in gioco con se stesse per vivere una straordinaria esperienza di viaggio nei più spettacolari ed impervi angoli della terra. Africa, Asia, America del sud fra foreste tropicali, deserti e le più alte catene montuose del mondo tutte esplorate grazie ad infaticabili mezzi fuoristrada, fino a qualche anno fa robusti Land Rover oggi moderni Mitsubishi. Per info http://www.donnavventura.com/index.asp