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Anniversari. Ferrari 250 GTO, il mito è lei

E poi si parla di Ferrari e viene in mente lei. Molti la definiscono la più bella di sempre, la più veloce, la più affascinante, la più vicina alla filosofia del Drake. Altri si spingono a dire che la 250 GTO Passo Lungo sia stata l'apice di una parabola e che da allora, dalle parti di Maranello, auto come quella nessuno sia stato più in grado di farle.

Replicata sui più svariati telai e con i più disparati motori, rappresentata da miliardi di modellini in scala, falsificata come un quadro famoso, desiderata da tutti, musa ispiratrice per generazioni di designer, la 250 è la "Gioconda" delle automobili: i soli 39 esemplari costruiti, raramente si vedono in vendita e hanno un valore praticamente inestimabile. Se proprio si volesse quantificare un capolavoro assoluto come questo, basti dire che la 250 è l'auto che detiene il record di prezzo battuto ad un asta: un appassionato americano a febbraio di quest'anno se l'è aggiudicata per 32 milioni di dollari.


In realtà le 250 (cifra che indica, come di tradizione in Ferrari, consueta ancora oggi, i cm3 di ogni singolo cilindro) sono un'intera famiglia di granturismo di lusso. Esistono la sportiva Mille Miglia, la più turistica 4 posti 250 Europa, la Cabriolet, la California Spider e l'elegante GT Berlinetta di cui esisterà poi una meravigliosa versione Lusso. Nel 1959 infine, si decide di costruire una 250 sportiva a 2 posti ma con il confort delle GT più grandi. Nasce la 250 GT Short Wheel Base, ossia col passo corto che la rende più fruibile e agile.

Ma al Cav. Enzo non basta. La serie delle GTO deve includere una sportiva vera che corra in pista e tenga alto il nome di Ferrari come è stato nelle memorabili corse degli anni '40 e '50. In quel periodo la Ferrari, in realtà, un'auto sportiva la fa eccome ed è la stupefacente Testarossa (nome che fu poi ripreso dalla celebre motore posteriore 12 cilindri degli anni '80). La strategia quindi è quella di far nascere una straordinaria coupé da corsa attingendo a tutti componenti già esistenti in casa: il telaio è quello già estremo della SWB mentre il motore è quello della Testarossa che già aveva fatto scalpore per la sua compattezza e la sua potenza. Questo è infatti il mitico V12 montato all'anteriore longitudinalmente con i caratteristici trombocini dei ben 6 carburatori, ciascuno doppio corpo, Weber 38DCN, i più prestanti presenti all'epoca. Con una cilindrata di 2953 cm3, sviluppa 300 CV, è raffreddato ad acqua e la distribuzione è garantita da un robusto monoalbero a camme in testa. Le valvole sono 2 per cilindro, la trazione è posteriore. Le prestazioni sono quanto di più sorprendente ci sia in quel periodo: mentre una buona auto sportiva dell'epoca abbia un motore più o meno di 1,3 litri, una novantina di CV e raggiunga i 170 km/h (sono, per intenderci, i valori di una Alfa Giulietta Sprint), la 250 GTO raggiunge i 100 km/h in 6 secondi e una velocità massima di 290 km/h.

La nuova Ferrari viene chiamata 250 Gran Turismo Omologata, a sottolineare la strettissima provenienza dalle corse. La linea e gli allestimenti sono infatti essenziali e puliti, senza il minimo orpello che possa rovinare il coefficiente di penetrazione e la leggerezza della scocca. Il design e la carrozzeria sono curati e realizzati nell'atelier di Sergio Scaglietti come di consuetudine per le GT del Cavallino rampante ma stranamente, il disegno non è opera di Pinifarina, azienda che da sempre collabora con Ferrari.


I motivi di questo straordinario successo sono da ritrovarsi soprattutto nell'attenzione e nella cura che il Drake vuole nel realizzare quest'auto. Per il progetto viene chiamato il più eclettico ingegnere allora in forze a Maranello, Giotto Bizzarini che si porta con se una efficientissima equipe. Questi realizzano prima un prototipo in alluminio grezzo che inizia subito una trafila di severissimi test a Monza con alla guida Stirling Moss e all'Aeroautodromo di Modena con Willy Mairesse. Dopo le ultime modifiche la 250 è pronta per essere presentata ai giornalisti all'inizio del 1962. Il clamore è subito evidente: il muso è lunghissimo e basso, la coda rastremata e pulita e dal vetro si scorge il lucentissimo V12 pronto a scalpitare. E infatti quando il collaudatore gira la chiave e da contatto tutti rimangono attoniti. Il suono che esce dalle marmitte è una musica, è una sinfonia poderosa suonata da un orchestra di centinaia di strumenti, è l'apoteosi. E' subito chiaro a tutti che, dalla 250 GTO in poi, nulla nell'automobilismo sarebbe stato più lo stesso.


Oltre agli esemplari per le corse, la GTO è realizzata in 39 esemplari che vengono subito tutti venduti. Ovviamente la GTO ha una carriera sportiva vastissima e folgorante in tutti i più importanti settori e circuiti, tenuta a bada da piloti che sono entrati nel mito e che hanno contribuito a creare il mito della 250 che poi è lo stesso della Ferrari intera. "Il mito è lei", diranno a ragione i giornali dell'epoca. Arriva seconda alla 12 ore di Sebring con Phil Hill, vince due volte al Tourist Trophy con Innes Ireland e Graham Hill, due Tour de France con Lucien Bianchi e Jean Guichet, più volte sale infine sul podio delle gare in salita con Edoardo Lualdi.