AUTO & MOTORI

Newswiki

Newswiki è un portale di news fatto da aspiranti giornalisti, blogger e gente comune: gente che ha qualcosa di interessante da dire. E' un punto d'incontro di punti di vista diversi, un modo per esprimere le proprie idee e condividerle con gli altri.

Le auto dell'Avvocato

La famiglia Agnelli non è stata soltanto creatrice di automobili. L'automobile infatti l'ha sempre anche rappresentata nella sua più profonda essenza, l'ha scelta come status symbol, l'ha trasformata in un importantissima pagina di storia della nostra cultura.  A Gianni e a suo fratello Umberto, la bella vita è sempre piaciuta. Moda, belle donne, la Juve e soprattutto i motori sono sempre stati i loro chiodi fissi. Oltre infatti a quelle che hanno costruito in decine di milioni di esemplari, ne hanno possedute alcune, le più sportive, le più potenti, a volte in esemplari unici o semplicemente quelle che piacevano loro di più tra quelle prodotte dal Lingotto.

La prima auto commissionata dai due giovani fratelli Agnelli fu una familiare. Questi dimostrarono infatti ben presto interesse per le giardinette, forse per dare l'immagine di grandi famiglie unite e solide che fossero d'esempio per i loro operai. L'auto di cui parliamo è la 130 disegnata in versione station wagon dallo stesso Centro Stile Fiat e realizzata dal piccolo carrozziere Introzzi di Lipomo, sul lago di Como. Con la 130 la Fiat voleva tornare ai fasti delle berline di lusso anteguerra ponendosi in una categoria decisamente più alta rispetto alle precedenti 2100/2300. Il progetto era di quelli ambiziosi. Presentata nel 1969 con un 2.8 litri 6 cilindri a V a benzina, sviluppava 150 CV. Tuttavia l'auto fu presto afflitta da numerosi problemi: corrosione e ruggine sulla carrozzeria, prestazioni piuttosto modeste per il motore abbattuto dal letargico cambio automatico a 3 marce e dal peso imbarazzante dell'auto, consumi da incrociatore oceanico. Fu soprattutto questo il motivo per il quale la Fiat prima affiancò poi sostituì il 2800cm3 con un 3200cm3 da 165 CV ma invano, anche perché la crisi petrolifera del 1973 decretò la fine dell'auto. Non fu mai prevista una versione Station Wagon, visto lo scarso successo commerciale di questo modello ma fu realizzata soltanto nei due esemplari per gli Agnelli con la denominazione "Panorama". Uno presentava un vistoso cesto di vimini sul tetto e fascioni laterali tipo "Town e Country" (le van americane da famiglia), mentre l'altro non aveva particolari orpelli e differiva dalla berlina solo per la terza luce laterale e l'ampio portellone (quest'ultima è stata esposta allo scorso Salone dell'Auto d'Epoca di Padova di ottobre 2011 nello stand del Registro Fiat).


Non stupisce che nei garage della Mandria, il parco con il complesso di ville fuori Torino dove gli Agnelli svernavano dalle fatiche della giornata in città, fossero entrate numerosissime Ferrari, alcune anche uniche come la Testarossa Spider, bianca con capottina nera realizzata da Ferrari apposta per l'avvocato. Ma la più bella in assoluto è sicuramente stata la Ferrari F40 Valeo. Nel 1987 la Ferrari avrebbe compiuto 40 anni. Il Drake chiamò i suoi più stretti collaboratori qualche mese prima. Aveva 90 anni ed era già malato. Disse loro "facciamo un'auto speciale, come facevamo una volta agli anniversari". Sapeva che sarebbe stata l'ultima auto che avrebbe visto. E così fu. La linea seducente disegnata da Pininfarina la fece sembrare la più bella auto mai prodotta. Ben presto però si ci accorse di molto altro. L'auto equipaggiata con un V8 a doppio albero per bancata, posizionato dietro l'abitacolo, raggiungeva i 478 CV che, abbinati ad un peso di solo 1100 kg, faceva schizzare la nuova supercar a 324 km/h, una velocità a cui nessuno fino a quel momento si era mai spinto su strada. L'auto era essenziale, i sedili erano in kevlar leggerissimo, i cerchi in magnesio scomponibili, i pannelli porta e i cofani in vetroresina, zero elettronica, tutto in mano al pilota. Unica concessione che, visto il calore che emanava l'enorme motore diveniva necessità, l'aria condizionata. Gianni Agnelli, come molti italiani, se ne innamorò. I molti però non potevano possederla. Lui invece non solo poteva, ma voleva averla anche lussuosa come uno yacht d'alto bordo, pur a discapito di qualche chilometro orario e di qualche chilogrammo di peso. Oltre ad interni in pelle e finiture più curate, la sua F40 fu equipaggiata con una frizione elettronica prodotta dalla Valeo. In pratica l'avvocato poteva cambiare marcia senza usare la frizione: appena agiva sulla lunga leva del cambio, un sistema di sensori riconosceva il comando e la frizione si innestava per permettere il cambio di velocità. Chapeau…

Per un marchio in particolare, però, l'avvocato aveva ammirazione, quasi venerazione. La Lancia. Ovviamente le Lancia più famose possedute dall'avvocato e famiglia, sono quelle costruite quando la Casa di Chivasso era già passata sotto l'egida del Lingotto, ossia dopo il 1969.
Molti furono i modelli poco azzeccati nati in Fiat con marchio Lancia ma alcuni sono ricordati invece per la loro eleganza, sportività, charme e mito che hanno creato. Uno di questi è la Thema, uno dei modelli più amati dall'avvocato. Presentata nel 1984, prodotta in 3 versioni i 10 anni, declinata in varie motorizzazioni a 4 e 6 cilindri, benzina e diesel, disponibili con tutti gli optional e i gadget possibili ed immaginabili all'epoca, è entrata nella storia del motorismo sportivo e nel cuore degli appassionati per un modello in particolare, la Thema 8.32 Ferrari. Ferrari perché la Thema montava il motore a 8 cilindri 32 valvole della Mondial, la spider della casa di Maranello coeva alla berlina torinese. Farlo stare nel cofano fu un'impresa, mantenere i pesi fu titanico, cercare di dotarla di un assetto per governare la più potente trazione anteriore mai costruita fino ad allora - impossibile, infatti l'auto era praticamente inguidabile. Ma il sound dello scarico a motore acceso, la sterminata lista di optional, l'eleganza della linea resa appena più aggressiva dal futuristico alettone estraibile posteriore e dai cerchi Cromodora a stella derivati da quelli della Ferrari 348 gtb, le facevano perdonare tutto.
Ai clienti che per acquistarla dovevano sborsare 63 milioni (una Thema 2.0 ne costava 32…) offriva interni totalmente in pelle Poltrona Frau o Alcantara regolabili e riscaldabili elettricamente, plancia inedita di radica, volante e pomello in pelle realizzati a mano, check panel per tenere sotto controllo tutta l'elettronica dell'auto, impianto Hi-Fi con lettore CD e climatizzatore automatico.
Tanta opulenza non bastava all'eleganza e alla classe di Gianni. Anche per la Thema 8.32 voleva qualcosa di esclusivo. Anche qui il colpo di genio arrivò grazie all'amore per le giardinette: la Thema 8.32 dell'avvocato sarà station wagon. Esisteva già la Thema in versione familiare (disegnata da Pinifarina), ma la famiglia Agnelli decise di farsela realizzare "su misura" con enormi vetri panoramici posteriori. Nella stessa declinazione station wagon fu anche realizzata una Thema LX 2.0 Turbo III Serie Integrale (la Thema di produzione ebbe sempre e solo trazione anteriore).

Un'altro modello occupa il cuore degli appassionati Lancia. La Delta, soprattutto nella sue versioni turbocompresse, integrali ed evoluzione. Proprio una di queste ultime (così chiamata per la carrozzeria rivista e resa più moderna e accattivante in occasione dell'introduzione del turbocompressore), fu acquistata da Gianni Agnelli ma subito profondamente modificata. Più specificatamente la trasformò in cabriolet tagliando il tetto ed eliminando le portiere posteriori. Per il resto la Deltona (com'erano chiamate le Delta Evoluzione), rimase quella di serie anche se assunse una inedita sportività e aggressività. Il motore era il 2.0 sovralimentato portato però a 250 CV come quello degli esemplari che correvano nei rally del gruppo C. Del gruppo C prendeva anche l'assetto e il cambio manuale a 5 marce sviluppati da Abarth e che equipaggiarono già il prototipo 030. Anche gli interni erano quelli di serie anche se d'estate, per evitare il caldo emanato dai sedili in floccato nero, venivano rivestiti con coperture di lusso color panna realizzate dal reparto sellerie speciali della Fiat (un reparto ora sparito). Piccola particolarità. Inizialmente l'auto era verniciata in doppia livrea blu/nero, colori della famiglia Agnelli che risaliva al nonno di Gianni, Giovanni. Aveva infatti una fascia lungo le portiere in prossimità della nervatura che saliva fino alla linea di cintura e ricopriva a metà il portellone. Ma l'ensamble non piacque all'Avvocato e fece riverniciare l'auto in un più elegante livrea argento, all'epoca colore che iniziava ad andare per la maggiore. L'auto veniva realizzata da una piccola ma efficiente carrozzeria di Torino, Pilotta anche se sembra che il disegno sia opera di Zagato. Gli esemplari dovrebbero essere solo 2.

Ma all'avvocato non piacevano soltanto vetture celeberrime come Thema e Delta ma fu anche cultore di modelli meno noti come la Lancia Prisma. Praticamente una Delta con la coda, la Prisma fu una berlina medio-piccola di discreto successo che, a differenza della Delta, fu sempre equipaggiata con motori da 1300 o da 1500/1600 cm3 con prestazioni piuttosto modeste.
Quando la Prisma venne equipaggiata con la trazione integrale, il modello destò l'interesse dell'Avvocato. Ma, come al solito, ne fece realizzare una particolare. Il motore intanto non fu uno di quelli di serie ma fu mutuato il ben più potente 2.0 Turbo della Thema accreditato di più di 200 CV (contro i 105 della 1.6). L'auto manteneva la trazione integrale, ma solo come denominazione. Infatti la trazione 4WD inseribile Puch, fu sostituita con la trazione 4x4 della Delta, ben più sofisticata. Gli interni erano in pelle Connolly, avevano aria condizionata, servosterzo, volante e pomello leva cambio in legno Nardi. I cerchi in lega erano quelli della Delta LX. L'auto venne costruita in soli due esemplari dalle officine Abarth, uno grigio, che venne distrutto dall'Ing. Pianta durante i collaudi e uno rosso. Quest'ultimo fu consegnato ad Agnelli. Lui però voleva un'auto da guidare personalmente nel traffico torinese confondendosi nel traffico. La livrea carminia non era la più indicata a questo scopo e fece riverniciare l'auto in blu Lancia. Fece però riverniciare la sola scocca e lasciò il telaio rosso, come si può chiaramente notare alzando il cofano motore. Ciliegina sulla torta, gli pneumatici erano anti-foratura.

Alla fine degli anni '80, la Fiat riuscì finalmente a tornare nel settore delle berline di rappresentanza con un modello indimenticabile, la Croma. Basata sul telaio e sulla meccanica della Thema, la Croma divenne anch'essa una delle predilette dell'harem Agnelli. La Fiat, visto il successo commerciale del modello, decise di proporre la Croma con motori turbocompressi e lussuosi interni in pelle. Verso la fine della sua carriera, per suggellare la sua importanza, venne proposta addirittura una Croma con il mitico 6 cilindri Busso 2500 cm3 da 160 CV che già era stato istallato sull'Alfa Romeo 155 e interni con sedili riscaldabili ed elettrici in pelle Poltrona Frau, climatizzatore automatico, check panel, 4 vetri elettrici, impianto Hi-Fi e telefono Motorola Micro-tac nel bracciolo fra i sedili.
Anche gli Agnelli la scelsero, in 4 esemplari. Ormai la modifica era ordinaria. Le Croma V6 degli Agnelli infatti, a differenza di quello che appariva sul libretto di circolazione, erano equipaggiate con il 3 litri da 185 CV della Thema e non con il 2.5 Busso della 155.
L'auto purtroppo fu testimone di momenti funesti della famiglia torinese. Era la preferita del povero Giovannino, figlio di Umberto designato a rilevare l'azienda ma morto a 35 anni per un tumore fulminante e fu anche l'auto con la quale Edoardo, figlio di Gianni, si recò sul viadotto di Fossano sull'Autostrada Torino Savona e si gettò di sotto uccidendosi. L'auto fu trovata la mattina dopo. Era con il motore e il sofisticato impianto stereo ancora accesi.