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L'Emilia è Tedesca

No non è lo strillo di un bollettino della 2° Guerra Mondiale. Questa volta la Germania è salvezza per eccellenze italiane in crisi ormai da anni che sarebbe stato una catastrofe abbandonare al loro destino, è stimolo per crescere nel progresso e innovarsi tecnologicamente, è luce di speranza per migliaia di lavoratori che vedono il loro impiego fino ad oggi incerto, finalmente sicuro.

E' solo l'ultimo atto delle operazioni di acquisizione dei fiorenti gruppi automobilistici tedeschi, soprattutto quelli sotto l'egida Volskwagen, di marchi Italiani che non avrebbero retto profondi momenti di criticità come questi e crolli delle vendite. Dopo la Lamborghini di Sant'Agata Bolognese, acquisita nel 1998 direttamente da Audi e di riflesso da Volskwagen che, oltre a controllare la casa dei 4 anelli è anche proprietaria di Skoda, Seat, Bentley, Bugatti e Porsche, un'altra azienda emiliana passa sotto il controllo tedesco del colosso di Ingolstadt, la Ducati.

Soltanto qualche mese fa il sanguigno gruppo delle due ruote di Borgo Panigale aveva espresso la richiesta di un partner che diventasse socio di maggioranza e ne acquisisse così la maggior parte delle azioni. Audi era proprio uno dei pretendenti più accreditati che ha saputo vincere la partita e aggiudicarsi il marchio dopo solo 60 giorni di trattativa. La concorrenza non era delle più blande: Mercedes per mezzo di AMG, BMW e il gruppo indiano Mahindra, avevano ventilato la possibilità di sbarcare a Borgo Panigale ma Audi ha saputo sbaragliare gli avversari dimostrandosi, come gli spot delle sue vetture recitano da anni, all'avanguardia della tecnica più che mai, oltre che vitale e aggressiva nel proporre una gamma di prodotti che va dalle city car alle ammiraglie, dai mezzi da lavoro alle supercar e ora si spinge anche nel settore delle due ruote per contrastare soprattutto il conterraneo, storico creatore di alcune delle più belle moto al mondo, BMW Motorrad.

Il miliardo di euro chiesto dalla Investindustrial di Andrea Bonomi, proprietaria dell'azienda di moto, non è stato raggiunto ma poco male. E' stata infatti decisa, alla riunione degli azionisti Ducati di stamattina ad Amburgo, la cifra di 860 milioni di euro.
Il gruppo era già sfuggito dalle mani di Ferdinand Piech nel 2006 che se l'era vista fumare da Bonomi. Ma ora non ha avuto dubbi. La Ducati sarebbe stata sua. E così è stato, passando dall'Audi il cui amministratore delegato Ruper Stadler ha dichiarato: "La Ducati è conosciuta a livello internazionale come una marca di lusso e ha una lunga tradizione nel mondo dello sport. Ha grande esperienza nella costruzione di motori ad alte prestazioni e nei materiali leggeri ed uno dei costruttori più redditizi nel mondo della moto" Oltre a ciò, l'amministratore delegato si è detto ansioso di lavorare con Ducati per permettere a quest'ultima di proseguire la sua supremazia fra i gruppi produttori di motociclette e all'Audi di sbarcare nell'affascinante ed immenso mondo delle due ruote.

La notizia ha subito scatenato pareri discordanti fra gli appassionati: purché se ne parli, sa va sans dire… c'è chi sostiene che una mossa simile svilirà il DNA tutto "pista&lasagne" che solo una puro sangue emiliana come Ducati poteva ancora custodire; altri sostengono che il gruppo Volskwagen farà del costruttore italiano uno "schiavo" buono solo a produrre enormi motorone da turismo così da impensierire BMW con le sue GT 1200 e 1600; altri ancora sostengono che il bagaglio tecnico e imprenditoriale dell'Audi, sarà linfa vitale a Ducati per diventare un'azienda dinamica, attiva e poliedrica più che mai. Starà al mercato giudicare.

Intanto le maestranze VW-Audi non hanno perso tempo e hanno già pensato a chi potrebbe ricoprire la carica di direttore generale del gruppo bolognese appena acquisito.
Voci informate parlando di Luca De Meo, baby manager milanese, già CEO Alfa Romeo, ora uomo VW a tutti gli effetti (cura il marketing dell'azienda).

E così tutto questo parlare tedesco con un fortissimo accento italiano, ha rialzato il sipario sulla questione (polverone o vera spina nel fianco per Mirafiori?) che Marchionne abbia proposto ai suoi collaboratori di vendere il marchio Alfa Romeo proprio alla Volskwagen. Di sicuro, visto l'attuale sciagurata linea d'azione di Fiat per la casa del Biscione, sarebbe un toccasana, considerato anche l'interesse e, a volte, la vera e propria venerazione dei tedeschi per i marchi italiani, soprattutto per quello dal "Cuore Sportivo".

Di sicuro gruppi come quello di Wolfsburg e in generale tutti quelli tedeschi, dimostrano che l'auto supererà la crisi e che sta calando in tavola le carte giuste per riprendersi l'importante fetta nel mercato globale che fino ad ora ha sofferto a mantenere ed è stata mordicchiata e spezzettata da altri settori.

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