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10,100,1000? No, 850! Prima parte: le derivate marchiate Fiat

Lo scarso successo commerciale della berlina 850, poco potente ed obsoleta, con una meccanica e persino un'immagine ancora troppo legata alla precedente 600, spinse la Fiat a derivare dalla modesta berlina altri modelli più freschi, più giovani e soprattutto più potenti. Nessuno però avrebbe immaginato che questa vetturetta sarebbe diventata una delle più pepate ed essenziali sportive di sempre, anche se con il preziosissimo aiuto del preparatore Carlo Abarth. L'ennesima dimostrazione del genio e delle capacità produttive degli uomini Fiat di ricreare un enorme successo da un modello creato nel 1955 come la 600, quando la Fiat era ancora fatta di progettisti, designer e persone che nelle automobili, ci mettevano cuore ed esperienza, prima che freddi calcoli di marketing.

In questo mio pezzo, vorrei quindi passare in analisi tutte le 850 tranne la berlina. Nella prima parte che segue, vediamo le versioni sportive marchiate Fiat, quindi le Coupè, le Sport Coupè, le Spider Bertone e le Spider Bertone Racer Team.

850 COUPE'/ SPORT COUPE'

Nel marzo del 1965, al Salone di Ginevra, la Fiat presenta le prime derivate dal modello 850. Sono la Coupè e la Spider. La prima, disegnata dal Centro Stile Fiat, presenta una simpatica linea allungata, ben più elegante della berlina, ma che mantiene i volumi tipici del modello. L'aspetto generale è tuttavia un po' civettuolo con le ruote piccole che annegano nella fiancata e il frontale con due grandi fari tondi sproporzionati. Le parti invece più riuscite sono sicuramente la coda sfuggente, con i due fari rotondi con i catarifrangenti incorporati e le sportive griglie per raffreddare il 4 cilindri montato a sbalzo, come le più sportive Porsche 911, e gli interni, con pannello del cruscotto in legno, volante di grande diametro e sedili in elegante sky marrone più avvolgenti e sportivi della berlina. L'auto viene equipaggiata con il 843 cm3 della berlina ma con un alesaggio e una corsa modificati ma soprattutto con un carburatore doppio corpo Weber 28, così da passare da 34 a 47 cavalli che, grazie alla linea più aerodinamica, garantiscono all'auto un buono spunto e una velocità di 155 km/h. L'auto ottenne un successo inaspettato, soprattutto fra il pubblico femminile: venne apprezzata dalle signore della buona società torinese che volevano un modello sfizioso e sprintoso ma che fosse economico come una seconda auto. Questo spinse la Fiat ad aggiornare il modello rendendolo ancora più sportivo e potente. Nel 1968 venne infatti presentata la 850 Sport Coupè. L'auto venne adeguata nella meccanica, aumentando la cilindrata a 903 cm3 e portando i cavalli a 52 e nella carrozzeria con una doppia fanaleria anteriore e posteriore, vetratura più ampia e coda più alta e squadrata. L'auto è resa meno leziosa grazie alla dieta delle cromature e all'alleggerimento delle linee laterali. Fatto importante è l'acquisizione sul frontale del simbolo rosso, da sempre dedicato alle sportive di casa Fiat come le velocissime 124 spider e la aristocratica Dino. L'ultimo aggiornamento arriva nel 1972, quando già la Fiat aveva presentato i suoi rivoluzionari modelli a trazione anteriore come la 127. Eppure la 850 Sport Coupè, manteneva quel suo fascino da sportivetta, con il motore posteriore da 900 cm3 che ora, con una nuova coppa olio, una pompa benzina più grossa e valvole di maggior diametro, aveva anche un suono particolarissimo e molto grintoso che la faceva assomigliare moltissimo alla Porsche 911, una delle auto più seducente e sognata da tutti, in quell'epoca. In questi anni, i fari sono tutti dello stesso diametro ed in posizione più alta da terra. Spariscono quasi del tutto le cromature e l'auto perde un po' della proverbiale eleganza a discapito della sportività.

 850 SPIDER BERTONE

"Ho saputo che state ultimando la versione coupé della 850. Perché non mi fate fare la Spider?" Così si presentò, una mattina dell'agosto 1964, il noto carrozziere valsusino nell'ufficio dell'ingegner Giacosa. E questo rispose sì, poteva nascere anche una bella spiderina dalla 850. Quel modello costruito in fretta e furia per risparmiare e sopperire la mancanza di un progetto nuovo e moderno, stava dimostrando tante più possibilità di quante si potessero pensare. Pur essendo il modello economico, Nuccio non si tira indietro e realizza un vero capolavoro. La linea della nuova spider non ha più nulla a che fare con l'originale. Nel disegno, confluiscono esperienze innovative Bertone come il progetto Testudo. la linea della fiancata è leggera e grintosa ricordando una esile barchetta. Il frontale e la coda molto aerodinamici ma totalmente diversi: il primo ha infatti due faretti ovoidali praticamente orizzontali e la seconda è rastremata e tronca con due piccoli fari. La meccanica è quella della coupé con il motore inclinato di 60° a sbalzo. All'interno i posti diventano due, il cruscotto è di materiale plastico ben fatto ma piuttosto spartano tranne che nella strumentazione a ben 5 elementi e i sedili sono ancora più conformati della coupé: l'auto è una sportiva essenziale e pura, ancora più leggera e penetrante della coupé che si abbandonava a qualche velleità stilistica. Il profilo generale non è brutto nemmeno con la capote alzata. Il modello è reso più pepato, oltre che dal peso contenuto, dal motore rinnovato con addirittura 54 cavalli raggiunti a 6500 giri/min. Per ottenere questi risultati la Fiat interviene sulla carburazione, adottando un carburatore doppio corpo ancora più prestante della Coupé, (è infatti un 30 e non più un 28) e grazie all'aumento del rapporto di compressione da 8,8:1 a 9,3:1. Lo scarico è sdoppiato, il blocco motore viene irrobustito e viene montata una pompa maggiorata con più capienza. Il cambio ha rapportatura più corta costringendo ad una cambiata continua, ma ogni marcia esprime un comportamento molto grintoso e le permette di viaggiare sempre "molto in alto". La Bertone presentò poi, per dare un alternativa femminile della "maschia" spider, la versione CL (Convertibile Lusso) caratterizzata da finiture molto curate e venduta da un numero selezionassimo di concessionari. L'auto viene apprezzata da una clientela esigente e inedita per Fiat, oltre che da quella clientela femminile. Nel 1968 anche la Spider viene aggiornata e viene chiamata semplicemente "Sport". Si riconosce esternamente per i fari non più carenati e molto verticali, per le frecce anteriori istallate sotto i paraurti e per la sparizione di ogni cromatura. Il motore riceve le migliorie tecniche della coupé con il 903 cm3 portato a 52 cavalli. La vettura, per la sua vocazione molto sportiva, viene apprezzata anche in America dove viene venduta per tutto il 1972 funzionando anche da trampolino di lancio per il successo della avveniristica X1/9.

 

850 RACER TEAM BERTONE

Ma il modello derivato dalla berlina torinese più interessante su cui la Bertone si è cimentata (per quanto mi riguarda, realizzando la 850 più bella e strepitosa di tutte), è sicuramente la Racer Team Bertone del 1968, nient'altro che la spider spogliata della capote e chiusa con un hard top (totalmente diverso da quello che poteva montare la spider d'inverno) in sportivissimo vinile nero o in tono con la carrozzeria. Se l'auto poi veniva scelta nella brillante colorazione verde acido o giallo con le vistose fasce nere sul cofano, l'aspetto da berlinetta sportiva di razza era assicurato. Anteriormente spariscono i paraurti che lasciano spazio solo a due piccoli rostri gommati. Al posteriore il piccolo lunotto la fa assomigliare moltissimo ad una sportiva americana. Il pannellino fra i due fari presenta il logo "Racer" cromato. La vistosa scritta sul montante dell'hard top in due colori e i cerchi Campagnolo o disegnati direttamente da Bertone, dedicati e maggiorati (con canale da 5,60 invece che 5,5), completano la dotazione di questo particolarissimo modello. il motore è ovviamente il recentissimo 903 cm3 Fiat ma che poteva essere elaborato da Giannini e portato a circa 70 cavalli di potenza. Gli interni erano la quintessenza della sportività secondo Fiat reinterpretata da Bertone. I 5 strumenti incastonati nell'alluminio spazzolato e il volante in pelle e alluminio traforato Fusina e i sedili sottili e anatomici (miniature di quelli che equipaggiavano la mitica Miura), tradiscono l'anima corsaiola del modello. L'auto non rimase però un modello stradale evocativo di esotiche corse ma scese sul campo dove si fece valere non poco: per promuovere la sua affidabilità infatti, Bertone nel 1969 iscrisse una Racer Team al Rally di Montecarlo. Assettata, con i cerchi Cromodora e i 6 fari sull'esile frontale, la 850 Racer era un'auto strepitosa. Enrico Re, copilota e navigatore di Giancarlo Giordano "Mici", ricorda l'evento come uno dei più piacevoli della sua vita. "La partenza era ad Atene e quindi le macchine sono andate con la bisarca da Torino alla filiale della Fiat di Bari. Da Bari siamo andati fino a Brindisi via statale per prendere il traghetto per Corinto da dove, attraverso una strada che non vi dico, siamo giunti finalmente ad Atene. Qui dopo le verifiche si partiva alla volta di Montecarlo. Si partiva, mi ricordo, il venerdi sera e si arrivava a Monte-Carlo il lunedì mattina passando per Belgrado, Spalato, Skopie, Trieste, Trento, Brescia, Cuneo, il Colle di Tenda e finalmente Montecarlo dopo la bellezza di circa 3500 Km! Durante la trasferta abbiamo trovato ghiaccio, vento, pioggia e una tormenta di neve" L'auto poi, con un serbatoio da 27 litri consumava tantissimo e spesso trovare un distributore nei Balcani era un impresa. Alla fine i due arrivarono quarantaquattresimi assoluti (ultimi, anche se ad iniziare il rally erano stati 240) ma arrivò alla fine, anche se con l'albero motore incrinato. L'auto partecipò ancora alla Targa Florio, sta volta preparata da Osella. (Le testimonianze di Re sono tratte dall'intervista rilasciata al Club Fiat850spiderBertoneItalia che potete leggere totalmente su http://www.fiat850spiderbertone.com/mypage2/index.html).

 una 850 Bertone Racer Team