AUTO & MOTORI

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10,100,1000? No, 850! Seconda parte: le elaborate Abarth

Far diventare una tranquilla vettura da famiglia un predatore da pista, è la specialità di Carlo Abarth, il chirurgo delle auto sportive. Un carburatore lì, un radiatore maggiorato là, un impianto di scarico su, un freno a disco al posto di un tamburo giù e il gioco era fatto, lo Scorpione aveva affilato il suo pungiglione. Anche la 850 non rimase immune dalla firma dell'italo-austriaco e fu infatti elaborata in moltissime versioni e con risultati strabilianti.

 

DERIVATE DALLA BERLINA: OT 850/ OT 1000/ OT 1600/ OT 2000

Negli anni '60, non appena dalla Fiat usciva un modello nuovo, Carlo Abarth si presentava puntuale come un orologio svizzero a Mirafiori per avere subito un esemplare della nuova nata da elaborare. Fece così con la Nuova 500 che divenne il sogno di tutti i ventenni che la volevano "per sverniciare le Alfa Romeo in autostrada" e fece così con la 600, la sua preferita, che divenne un mostro da pista che turbò il sonno dei più grandi costruttori di auto sportive, da Ford a Porsche, da Alfa Romeo a Mini. Quando nel 1964 uscì la 850, Carlo fu subito convinto che quella sarebbe stata la degna sostituta della 600 anche nello sport. La prima elaborazione del modello avvenne sulla berlina: viene montato un nuovo carburatore (Solex 34 PBIC), il rapporto di compressione rivisto e l'impianto di scarico reso più sportivo e diretto. A livello estetico invece, l'auto differisce molto poco dall'originale, se non nel frontale con la particolare calandra asimmetrica. I cerchi sono più grandi e con feritoie di maggiore ampiezza per far riscaldare i freni, maggiorati ma sempre a tamburo sulle 4 ruote. L'auto passa ora dai 40 CV originali a 43 che le fanno raggiungere i 130 km/h, 10 in più del modello Fiat. In pratica quello di Carlo fu un soft-tuning e i clienti non poterono che rimanerne delusi. Abarth che intanto aveva desistito nel sostituire, nell'attività agonistica, la 600 con la 850, corre ai ripari moltiplicando la gamma e proponendo diversi allestimenti e livelli di potenza. Dopo nemmeno un'anno vengono infatti presentate le Abarth 850 OT e 1000 OT dove OT sta per Omologata Turismo, ossia una versione stradale di una da pista, sulla carta perlomeno.
La 850 ha motore invariato ma nuovi sono il carburatore, il radiatore, le rapportatore del cambio e arriva a 53 CV, mentre la OT 1000 assumerà un nuovo motore di 982 cm3 di cilindrata con 54 CV per 155 km/h: questo secondo motore, con solo un cavallo in più dell'850, risulta molto più progressivo e piacevole del fratello minore. Ma ormai l'immagine dell'auto sembra compromessa, e anche le elaborazioni del "Mago" seguono la stessa sorte dei modelli Fiat: il successo del modello arriva soprattutto grazie all'apprezzamento dei modelli coupé e spider.
Abarth tuttavia, continua l'elaborazione di modelli 850 portandoli ad un'esasperazione che nessuno si sarebbe aspettato. Carlo, nel 1966, propone infatti una 850 con motore addirittura di 1600 cm3 con ben 154 CV: si tratta di un robusto e vigorosissimo propulsore bialbero montato su un autotelaio che ha più poco a che fare con quello della berlina di serie. Secondo quanto dichiarato dalla casa, l'auto raggiunge senza esitazioni i 220 km/h (i test vengono fatti in autostrada, dove, all'epoca non ci sono i limiti…). Il progetto però, sviluppato soprattutto con un intento agonistico (quello dell'Europeo Turismo), si rivela troppo dispendioso e lontano dalla filosofia dell'epoca legata alla 850: non troverà seguito.
La ciliegina sulla torta però Carlo ancora non l'ha messa: presa una OT 1600 e spogliata di motore, viene rivestita con un 2 litri da 204 CV… basti dire che oggi, una moderna Golf GTI ha proprio un 2 litri da 211 CV, pensate cosa poteva essere un'auto simile all'epoca.

 

                            Abarth OT 850 Berlina

                         

                             Abarth OT 1000 Berlina

                           

                             Abarth OT 1600 Berlina

                             Il voluminoso 1,6 litri montato sulla OT 1600 che la rese un missile terra terra

                         

    Una rarissima (forse l'unica) Abarth OT 2000 Berlina. Un vero mostro: da notare il retrotreno allargato all'inverosimile, al limite del tuning più estremo

OT COUPE' E SPIDER

Archiviata l'esperienza nelle corse dove, non avendo queste ultime grandi esigenze di estetica quanto piuttosto di meccanica collaudata e affidabile, rimasero in auge ancora per molti anni le elaborazioni su base 600, Abarth decise che le 850 uscite da Corso Marche di Torino (sede storica della Casa dello Scorpione), sarebbero state sportivette sprintose e ben equipaggiate per i giovani rampolli delle emergenti borghesie europee e mezzo ideale per qualche attempato signore con ancora nel sangue corse e circuiti del passato, dove magari era stato protagonista.
Seguendo questa filosofia, vengono quindi presentate le elaborazioni anche delle versioni coupé/ sport coupé e spider Bertone. Curioso come, anche per Abarth, la consacrazione del successo del modello 850, viene proprio con le "Fuoriserie" coupé e scoperte. Il primo modello viene presentato nel 1965 e, anche 'sta volta, le modifiche rispetto agli esemplari Fiat, sono poche. Viene mantenuto il 982 cm3 che viene portato a 62 CV permettendogli una velocità di 155 km/h. Questo viene istallato sia sulle versioni coupé che su quelle spider. Dove le auto differiscono poco è anche nella personalizzazione estetica ma qui, a differenza della berlina, pochi tocchi ben distribuiti su esterni ed interni, rendono la 850, soprattutto la coupé, una affascinante berlinetta sportiva che fa girare la testa quando passa per strada. Le nuove Abarth vengono nominate OT Spider e OT Coupè, utilizzando la sigla già scelta per le versioni pepate della berlina.
Ma un'occasione ghiotta come quella delle sportivette 850 fuoriserie, non poteva essere sprecata. alla fine dello stesso '65 infatti, viene presentata la Abarth 1000 OTR. Qui le modifiche meccaniche sono davvero imponenti, a partite dal propulsore che è sempre il 982 cm3 ma con una testa radiale a camere di scoppio bisferiche, testata abbassata, radiatore anteriore aggiunto protetto da una vistosa griglia cromata. Tutto ciò permette di raggiungere i 74 CV e una velocità di 175 km/h. Proseguendo sul filone delle vetturette chic, questa volta Carlo pensa alle signore presentando, nel settembre 1966 la 1000 OTS, con lo stesso motore e le caratteristiche della OTR ma con 5 cavalli in meno, così da rendere l'auto potente ma progressiva, veloce ma non brutale. Da notare il prezzo di vendita di questo modello, proposto a 1.410.000 lire nello stesso momento in cui la berlina in allestimento Super, ne costava 870.000.

                           

                              Abarth OT 850 Spider

 

                             Abarth OT 1000 Coupè



LE ESTREME: OT 1300/124 E OT 2000 COUPE'

A Carlo piace la 850 coupé e non ne fa mistero. Vuole che il modello diventi qualcosa di veramente speciale. Tutto quello che si poteva spremere dal 1000 di base, si è spremuto. La 850 deve avere un nuovo motore ma realizzarlo ex-novo è un'impresa che Abarth non può sobbarcarsi. In casa Fiat motori ce ne sono e anche di molto buoni e avanzati. Uno di questi è di sicuro il motore 124 che equipaggia l'omonima auto, berlina rivoluzionaria che ha fatto di colpo invecchiare qualsiasi altro modello del segmento. Abarth non ci mette molto a sceglierlo, creando così anche in Corso Marche una novità assoluta: fino a quel momento infatti, le creature Abarth erano tutte elaborazioni sui motori originali, mentre questo è il primo modello di serie che riceve un motore "esterno". Nasce la OT 1300/124 dove quest'ultima sigla, ricorda appunto la provenienza del propulsore che, già nella cilindrata, indicata anch'essa nel nome, promette faville…
Dai 1197 cm3 della Berlina 124, si passa a 1280 cm3 grazie ad aumento dell'alesaggio ed una riduzione della corsa. La cura porta poi ben 16 CV in più che infatti diventano 75. La velocità è di 170 km/h. Ma ciò che stupisce, rispetto alle 1000, con i loro motori cosiddetti "tirati", è la progressione e la coppia che questo motore trasmette trasformando così l'auto in una vera e propria granturismo divorachilometri. L'auto viene rivista anche nelle sospensioni, l'assetto viene abbassato, le carreggiate allargate e vengono adottati pneumatici a maggior sezione con dei meravigliosi cerchi Campagnolo. Anche i freni vengono resi più potenti, mentre inedita è la scatola sterzo con un nuovo comando più reattivo e maneggevole. L'auto, ha poi ancora dalla sua, che verrà proposta ad un prezzo piuttosto allettante: 1.355.000 lire mentre una 124 1400 Coupè viene via a 1.490.000 lire, 150.000 lire in più.
Le 850 coupé e spider, partite da una modesta cilindrata di 870 cm3 e 47 CV, sono diventate delle vere sportive di razza, anche se le elaborazioni più estreme come la 1300/124 hanno più poco dei modelli originali, se non l'estetica. Ma dove il concetto della piccola pepata viene esasperato ai massimi termini, è nel modello OT 2000 Coupè, una delle Fiat, e sicuramente anche delle Abarth, più veloci di sempre. Il modello di origine è sempre la 850 Coupè ma sta volta è davvero un "mostro": motore da 2 litri (più del doppio dell'originale) da 185 CV (ben 3 volte e mezza la potenza della 850 Coupè con marchio Fiat) della Simca Abarth 2mila GT, doppio radiatore dell'acqua, radiatore dell'olio maggiorato, 4 freni a disco, cerchi Campagnolo con canale ulteriormente allargato a 7", scarico dedicato, sospensioni (anteriori indipendenti a quadrilateri), cambio e sterzo completamente modificati. Anche dal punto di vista estetico, la 2000 non passa inosservata con le enormi prese d'aria sul cofano anteriore, i passaruota allargati per ospitare gli imponenti pneumatici da 13" e soprattutto, un frontale inconfondibile, con la ruota di scorta letteralmente "incastonata" come un voluminoso paraurti, messa lì, teoricamente perché nel vano anteriore lo spazio non c'è più, visti i radiatori ma praticamente come vezzo estetico che facesse identificare l'auto all'istante. La calandra poi, viene decisamente ridotta e allargata e la carrozzeria, rigorosamente bianca, perde la maggior parte degli stickers colorati tanto cari a Carlo e si concede solo un sobrio "Fiat Abarth" sul montantino posteriore.
L'auto, che viene presentata al Saloncino dell'Auto Sportiva di Torino del 1966, manifestazione parallela al Salone dell'Auto, suscita subito clamore, soprattutto per la scritta che reca a chiare lettere sul parabrezza: "240 km/h", raggiunti per altro con una facilità impressionante. Oggi, con le nostre auto tecnologiche, evolute e sicure, 240 km/h è già una velocità davvero eccezionale: pensare cosa deve essere stato per una vettura dell'epoca e per giunta, per un modello che derivava da una sobria e tranquilla berlina da famiglia, fa venire i brividi. Non so come la pensiate voi, ma di sicuro, quando Dante Giacosa o il semplice impiegato del catasto che aveva appena ritirato dal concessionario la sua 850 fiammante, videro la OT 2000 (ma anche la 1300/124), i brividi gli vennero eccome… Abarth "Il Mago" si era spinto, questa volta, davvero lontanissimo. Poco importa che la OT 2000 venne realizzata in soli 4 o 5 esemplari (tra l'altro, probabilmente ancora tutti esistenti), ciò che interessa è la grande lezione di storia industriale che questi esempi ci possono dare: la passione, la grinta e l'orgoglio che uomini come Carlo Abarth, ma anche come Nuccio Bertone, Enzo Ferrari, Dante Giacosa, Tonino Lamborghini o Vittorio Valletta mettevano nel costruite le loro creature, hanno fatto si che oggi il motorismo storico sia cultura, storia, patrimonio sociale che difficilmente verrà ripetuto ai giorni nostri.

 

                              Abarth OT 1300/124

        Da notare il corso stilistico delle coupè Abarth molto simile a quello degli omologhi modelli Fiat: Nella foto della OT 1000 infatti riconosciamo la coda a 2 fari della 1° serie Coupè, qui sotto quella a 4 della 2° serie Sport Coupè.

il motore 124 di 1300cm3 montato sulla OT 1300

 

     Abarth OT 2000 Coupè America: la caratterizzazione stilistica è estrema e sportivissima

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