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Aquarama, un Cult fra le onde

 Compie 50 anni il celebre gioiello dei cantieri Riva, simbolo indiscusso del bel mondo che del “sole, del mare e della gioia di vivere” (come recitava lo slogan di presentazione dell'Aquarama), ne aveva fatto la sua filosofia di (Dolce) vita. 

Marcello Mastroianni lo teneva direttamente a Venezia tanto lì, lui, ci andava tutti gli anni, a settembre, a fare incetta di premi al Festival. Gianni Agnelli non dovette neppure far fare troppa fatica al patron Carlo Riva perché volle andare a provarlo direttamente dove nasceva la splendida creatura, sul Lago di Iseo: se  ne andò senza dire una parola, voleva dire che gli era piaciuto. Anche perché le sue prove non erano un giretto per “vedere l'effetto che fa”, erano dei veri e propri massacri. E Riva non era uno a cui gliele andavi a dire: “Avvocato, se riesce a farlo ribaltare, glielo regalo”. D'altronde, uno che nel 1962 prende 4 assi di legno pregiatissimo, un po' di pelle e soprattutto un V8 Chevrolet e, messo tutto insieme, dopo una gran lucidata, realizza IL motoscafo per eccellenza, di pelo sullo stomaco ne deve avere parecchio. Se (sublime combinazione), nello stesso anno dalle parti di Maranello era uscita la 250 GTO, LA Ferrari, l'auto sportiva più seducente di sempre, anche i più blasonati e chiacchierati porti del Mediterraneo, non sarebbero più stati gli stessi. Per chi ancora non se fosse reso conto, stiamo parlando del Riva Aquarama (no, non è un errore ortografico e sì, l'Aquarama è sfacciato fin dal nome). 

Se fino a quel periodo infatti la produzione di imbarcazioni e natanti, anche di lusso, era del tutto appannaggio di piccoli artigiani che le realizzavano per lo più in legno, con l'Aquarama si apriva, anche per il settore nautico la produzione in serie. Certo, non che il capannone sul Lago di Iseo di Carlo Riva fosse un moderno stabilimento che sfornava esemplari al ritmo di 200 o 300 pezzi al giorno: anche lui ci sapeva fare soprattutto con il legno, anche lui, da 120 anni, come fecero suo padre, suo nonno e suo bisnonno, le barche le realizza per chi le commissiona, e finita lì. Ma sta volta le cose saranno diverse. Il boom economico ha portato la 1100 nei garage delle famiglie medie e i panfili (che adesso si chiamano yacht) nei posti barca di nobili, star, sportivi e vip. L'estate al mare, il sogno d'evasione lontano dall'asfalto delle strade diventato ormai così cheap, affollato di macchinette in coda verso un ora di sole, è il simbolo indiscusso di chi “è arrivato”, o si sente tale. Saint Tropez, San Remo, Montecarlo, Forte dei Marmi, Portofino. Una gita sul Riva diventa, per chi se lo può permettere, un must: basta bambini urlanti e creme solari puzzolenti, basta spiagge incandescenti fra chiassose famiglione di proletari arrivati con la 500.Là, in mare aperto, là i VIP vogliono andare a prendere il sole nudi, là voglio andare a fare bagni rigeneranti, là vogliono fare l'amore con la starletta di turno lontano dagli obbiettivi trapananti dei Paparazzi e sotto il carezzante sole di agosto. E il Riva, improvvisamente, tutto questo, ti permette di farlo, a 10 milioni e 800 mila lire, il doppio di una Ferrari Superamerica.

Questa è stata la fortuna di Carlo, diventato in poco tempo il maestro d'ascia più apprezzato e conosciuto dal mondo “di chi conta”. E così, nel suo cantiere a Sarnico, ci sono andati tutti, a farselo costruire come volevano loro, l'Aquarama. Di Marcello e dell'Avvocato ne abbiamo già parlato. Ma non di Vittorio Gassman, che se ne innamorò sul set del film “Il Sorpasso” (nella scena dove lui fa sci nautico, accanto ad una strepitosamente bella Caterine Spaak) e, da uomo integerrimo e serissimo qual'era, fu una dei pochi vizi che si concesse. Karim Aga Khan invece, non era mai contento, non perché non fosse soddisfatto dell'Aquarama, perché ne usciva uno nuovo ogni anno. La soluzione al problema era quindi semplicissima, comprarne un esemplare appena presentato il modello nuovo. E chi si dimentica, dalle parti della Costa Azzurra, del fisichino tutto curve e bikini di Jane Fonda che prende il sole a prua sotto lo sguardo abbagliante di Roger Vadim? E poi Peter Sellers, pantaloni di lino bianchi, Ray Ban agli occhi e toscanello in bocca tenendo il volantino di legno dell'Aquarama a tutta velocità tra Cannes e Saint Tropez, il Principe Ranieri di Monaco che ci caricava su la famiglia per portare tutti a fare il bagno al largo e poi BB, che all'ombra dei Faraglioni di Capri, non si faceva alcun problema a tuffarsi nuda da una poppa di un luccicante Riva. Ma ancora Sofia che sorride divertita ai fotografi, Gigi Rizzi, che per scappare dalle sue malefatte da “playboiino” all'italiana, ne aveva sempre uno pronto, come per magia, ormeggiato sulla banchina più vicina.

Oggi, tutto questo rivive tra la Riviera Ligure e Montecarlo, tra Portofino e Saint Tropez, dal 25 giugno al 1 luglio, una grandiosa settimana dedicata al lusso, al fascino, al glamour indiscusso di questo ammaliante mezzo, capace di sdoganare il mito del motoscafo come qualcosa di tanto inutile quanto irrinunciabile, di tanto effimero quanto simbolico. E poco importa se oggi, il predecessore dell'Aquarama, il Virtus '63, è un colosso di acciaio e carbonio con due motori da camion (prodotti dalla Man) da 12 cilindri l'uno per un totale di 1360 cavalli con gli interni della Reggia di Caserta e gli esterni di una villa di Ipanema; poco importa che la Riva sia ora di proprietà del solido gruppo navale Ferretti, nonostante sia ancora una delle aziende più apprezzate e all'avanguardia; poco importa che, visto che per accaparrarsi il modello base della produzione ci vogliono 3 milioni di euro, il mercato del cantiere lombardo sia del tutto appannaggio di sceicchi arabi, magnati russi e qualche americano che è riuscito a dribblare, senza indagare sul come, la crisi; l'Aquarama rimarrà sempre uno dei simboli indiscussi della Dolce Vita, di quel lusso sfacciato di cui solo le Riviere degli anni '60 erano prototipo e oggetto in grado di superare le mode e rimanere, è proprio il caso di dirlo, sulla cresta dell'onda assieme a quelle 10-15 cose al mondo desiderate da tutti, possedute da pochi ma in grado di alimentare il sogno del benessere.