AUTO & MOTORI

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10,100,1000? No 850! Terza parte: le fuoriserie. Secondo capitolo

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle fuoriserie su base 850: Delta, Ebro, Eurostyle, Ellena e Francis Lombardi i protagonisti di questo capitolo

 

DELTA YETI 850

Nella sua carriera, che stiamo scoprendo essere vastissima, la 850 fu anche piccolo fuoristrada. Lo allestì Delta nel 1968 chiamandolo Yeti 850. L'atelier torinese, realizzò un mezzo a 4 ruote motrici e sterzanti (quelle al retrotreno disinseribili per una guida più fluida su asfalto). Ne risultò un mezzo ricreativo a tutto tondo, in grado di arrampicarsi tra i vigneti del Piemonte come tra gli aranceti della Sicilia, fra i sentieri alpini e le  coste rocciose del Tirreno. La carrozzeria era costituita da profilati d'acciaio a sezione rettangolare o triangolare, tutti assemblati e lasciati a vista. Il tutto era poi completato da pannelli in alluminio rivettati alla struttura portante: il tutto risultava molto spartano, robusto e resistente praticamente a tutto. L'auto era equipaggiata con un cambio di costruzione artigianale con quattro rapporti e riduttore, così da avere otto marce totale più due indietro. In questo modo la velocità massima era di 100 km/h e la pendenza superabile era totale, del 100% con un vertiginoso angolo di ribaltamento laterale dell'80%: l'auto poteva praticamente mettersi a 90%. 

 

EBRO 50 

Tutt'altro allestimento fu quello proposto dalla Motor Ibèrica di Tarragona, in Spagna. Sta volta la 850 diventava un piccolo pulmino molto ben accessoriato e con una incredibilmente ampia superficie vetrata: il veicolo era infatti venduto dalla Ebro, marchio dei veicoli commerciali della società iberica. Il marchio, in realtà, aveva una lunga tradizione di veicoli promiscui e minivan: è infatti il marchio nato dalle ceneri della Siata Espanola, rilevata dalla Motor Iberica nel 1972. la Siata (esportata in Spagna dal suo fondatore Renato Ambrosini, già proprietario della nota azienda automobilistica italiana) ebbe in Spagna enorme successo con la 600 Formichetta, versione furgonata dalla vettura torinese. In Spagna, il più importante marchio di motori, era sicuramente Seat che, in pratica, costruiva tutti i modelli Fiat su licenza. La Siata decise quindi di elaborare l'erede della Formichetta su una Seat 600 E, modificandone la guida, poiché in Spagna non erano arrivati ne la Multipla ne i furgoni T, veicoli monovolume costruiti in Italia su base 600. Il veicolo intanto, con l'acquisizione della Siata dalla Motor Ibèrica, viene chiamato Ebro 40. L'allestimento di cui parliamo qui, è quello nato nel 1974 per sostituirlo. si tratta di Ebro 50, con il motore 850, naturale evoluzione del 600. Offerto in ben tre versioni S2 (due posti) S4 (quattro posti) S6 (sei posti, sa va san dir), si differenziavano l'uno dall'altro anche per i finestrini laterali: 2 per il primo, 4 o 6 per gli altri due. Il muso ricordava vagamente la 850, l'interno, con il volante molto orizzontale come i bus più grandi, era in pelle finta con sedute abbastanza confortevoli.

 

ELLENA 850 SPIDER

Ezio Ellena e Luciano Pollo, alla metà degli anni '60, avevano una carrozzeria piccola ma tutt'altro che sconosciuta. Intanto il primo era il genero di Mario Felice Boano, il fondatore del Centro Stile interno Fiat. Poi erano tra i preferiti di Abarth per realizzare le sue vetture da costruttore, attività che affiancava quella di preparatore. Ellena allestì infatti alcune delle più belle coupé e spider del Mago austriaco, come la 1600 e la 2200. Queste conoscenze, permisero ad Ellena e compagno di cimentarsi anche sulla 850, presentandola anch'esso al salone di Torino del '64. L'auto era forse l'interpretazione più felice della piccola torinese. Linea grintosa ma pulita, sportiva ma essenziale, interno spartano ma modernissimo, quasi futuristico con linee tagliate di netto, porte scavate, volante a calice, sedili avvolgenti e vistosi elementi rotondi ripresi negli strumenti e nei comandi della climatizzazione. L'auto a richiesta, sfruttando i contatti con Abarth, poteva diventare una piccola bomba essendo allestita con l'OT 1000 del preparatore austriaco. 

 

EUROSTYLE 1000 HIDALGO

Nata dall'estro - e forse anche dalla noia - del torinese Mario Gatto, la Eurostyle si propose come nuovo marchio al Salone di Torino del 1968 proprio cimentandosi su un pianale 850. L'auto presentata era una coupé aggressiva e dalla linea molto particolare: il posteriore era tagliato di netto con una coda piuttosto tronca, il frontale era invece oblungo, con un'enorme cupola di plexiglas a proteggere i fari al suo interno. Soluzione quantomeno ardita, che non portò i frutti sperati. 

 

FRANCIS LOMBARDI 850 LUCCIOLA/ 850 LIBELLULA/ 850 MONZA/ GRAND PRIX/ 850 SPECIAL LOMBARDI / 850 SMART 

Francis Lombardi, ex asso dell'aviazione civile durante la Grande Guerra, sceso dai cieli, si riscoprì carrozziere ed aprì la sua officina a Vercelli, dove un buon battilastra era merce rara. Fu anche questo, commisto a eleganza e ricerca del lusso che ne decretò il successo. Come da tradizione per gli stilisti piemontesi, anche Lombardi si cimentò soprattutto su modelli Fiat. La sua specialità era l'elaborazione dei pianali che venivano allungati e le carrozzerie che venivano ingrandite. Famoso fu infatti l'allestimento della 600 che divenne una comoda berlina. Fu naturale replicare la sua ereditiera, la 850. Il primo prototipo fu apportato nella primavera del 1964, ma l'auto apparve più tozza e meno elegante delle linee sue tipiche: il padiglione era sgraziato, la coda molto corta, lo sbalzo troppo accentuato. Se il frontale poteva invece essere soddisfacente, venne però ridisegnata completamente la coda: questa volta l'auto, pronta l'anno successivo, era sorprendentemente simile alle più grosse ed eleganti 1400 e 1900 elaborate dal carrozziere vercellese. Ora il posteriore era più squadrato, il terzo volume diventava netto e affusolato. Anche internamente l'auto era andata a lezione dalle sorelle più grandi: le finiture erano curate e migliorate con cruscotto e imperiale rivestiti, volante in legno e sedili maggiorati. La berlina di Francis Lombardi su base 850, fu anche la fuoriserie probabilmente più venduta di sempre: la Seat, visto il successo in Spagna delle piccole berline a tre volumi, chiese a Lombardi la licenza per costruire la sua auto. Nacque la Lucciola. Dove invece le berline di piccole dimensioni non andavano tanto a genio, era in Italia dove Francis Lombardi, per emergere, presentò anche una lunga serie di coupé e scoperte su base 850. La prima elaborazione fu una cabriolet massiccia e poco proporzionata (nonostante il piacevole muso tipo spiderina inglese) chiamata, ironia della sorte Libellula. Una linea ben più leggera e attraente ebbe invece la Grand Prix, declinata in versione coupé e targa, disegnata dal promettente designer Pio Manzù. La linea era molto moderna, con parafanghi sinuosi, la coda tronca e il muso chiuso da un cofano poco spiovente che ne rendevano la fiancata slanciata e sportiva. Belli i cerchi, ottime le finiture. La Grand Prix, che assunse la meccanica di serie della 850 Special che, grazie ai soli 640 chili di peso (grazie anche al largo uso del composto di vetroresina), ottenne prestazioni brillanti e sprintose. Ancora più seducente la versione Targa, con un robusto roll bar celato in eleganti montanti metallizzati e un tettuccio che poteva essere riposto nel cofano. L'auto ottenne molto successo anche in America e, fu probabilmente questo modello che lanciò la 850 oltre oceano dove, nella versione Spider Bertone, spopolò letteralmente. La Francis Lombardi propose anche una scoperta essenziale e dall'aspetto retro, con un lieve richiamo alle Sport degli anni '30. E' la Monza: pneumatici anteriori scoperti, ruota di scorta sulla coda, faretti tipo "monoposto", parabrezza dritto e ripiegabile. Particolarissimo il frontale, leggermente spiovente verso le ruote, molto lungo (anche se completamente vuoto, a parte il radiatore) e con una griglia rettangolare con una bocca molto aggressiva vagamente somigliante al muso di un veloce felino. 

Francis Lombardi propose anche l'allestimento più lussuoso mai apparso sulla 850. Era la Special (omonima del modello potenziato Fiat che sarebbe apparso dopo, quando quella del carrozziere vercellese fu rinominata Special by Lombardi). Vetri laterali posteriori apribili a compasso (una primizia per l'epoca), interno con nuovi sedili in similpelle, cruscotto imbottito con un elegante motivo trapuntato, profili sui gocciolatoi, mascherina e guarnizioni cromati. La verniciatura poteva avere colori molto particolari e personalizzabili e l'interno poteva essere ricoperto con sobrie foderine in nylon e un portaoggetti sul tunnel che lo raccordava alla plancia. L'ultima creazione di Lombardi su base 850 fu la Smart, una via di mezzo tra una berlina e una coupé.