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10,100,1000? No 850! Terza parte: le fuoriserie. Sesto ed ultimo capitolo

Sesto ed ultimo capitolo. La grande carrozzeria Vignale, la stranissima Vittone e l'eleganza di Zagato le protagoniste del gran finale

 VIGNALE 850 BERLINETTA/ 850 COUPE'/ 850 CABRIOLET/ 850 BERLINETTA AERODINAMICA/ 850 DART

il carrozziere torinese Alfredo Vignale, fu uno di quelli, di cui abbiamo già parlato finora, che non vedeva l'ora che uscisse un modello Fiat per sbizzarrircisi sopra. E i risultati erano più che appaganti, come dimostrano le numerose fuoriserie realizzate sulla base della 600 D. Ancora una volta il copione è lo stesso. La 850 è l'evoluzione della 600, la 850 è nuova, fresca e allettante base per realizzarci sopra qualcosa di inedito. Come di tradizione per lo stilista piemontese, le linee vennero definite da uno dei design liberi più interpellati del settore (oggi si direbbe freelance), Giovanni Michelotti. Questo si mise subito al lavoro sulla 850 con le direttive di Vignale e i risultati non tardarono a farsi vedere: tre vetture dalla linea armoniosa, elegante e decisamente pulita e razionale che catturò presto lo sguardo dei visitatori del Salone di Torino del 1964, forse quella che lo fece più delle altre nella vetrina (lo avrete capito dalla volte in cui è stata citata) più ampia e variegata per le fuoriserie su base 850. Le versioni disponibili erano la coupé 2+2, sportiva e compatta, la berlinetta a 4 posti, con vetratura ampia e linee più sobrie e la cabriolet, l'unica proposta 850 scoperta con 4 comodi posti a sedere. La lista degli optional era probabilmente fra le più complete mai viste sulla berlina torinese: la lussuosa versione Lusso Export offriva leva cambio e freno a mano cromate, volante in legno di dimensioni ridotte, vernice metallizzata, accendisigari, moquette lavabile e addirittura vetri elettrici e contagiri elettronico. Chi voleva più spunto e sportività in marcia, poteva usufruire dei già citati accordi interni fra carrozzerie e preparatori dell'area torinese: la 850 Vignale poteva infatti essere equipaggiata con il 950 di Giannini. L'auto rimase in produzione a lungo e si aggiornò anno dopo anno fino a diventare una vera piccola sportiva di lusso, con un prezzo che si avvicinava vertiginosamente alle cugine più grandi e a modelli blasonati come Alfa Romeo e Lancia. Cambiarono cerchi, i profili cromati vennero ridisegnati, venne rielaborata la coda rendendola più elegante e moderna, venne aggiunta una nuova coppia di fari al frontale. Il vincente modello, che intanto aveva assunto nel 1968 la meccanica della Special con motore più potente e freni e sospensioni rinforzati, uscì di produzione nel 1970. Se la Vignale di serie era un modello apprezzato, l'estro e la genialità dei carrozziere si esprimeva meglio in studi e prototipi esasperati ed aerodinamici. Anche la 850 fu coinvolta da tutto questo: Vignale propose infatti la Coupè Aerodinamica nel 1965 per il Salone di Ginevra (vetri avvolgenti, carreggiate allargate, lunotto concavo, linea di cintura e tetto abbassati, coda tronca) e, soprattutto, stupì con la Dart del 1969, una berlinetta sfacciatamente copiata dalla bellissima e sexyssima (mi si passi il termine) Lamborghini Miura, disegnata da Marcello Gandini per Nuccio Bertone. Le due auto erano equipaggiate con l'esuberante meccanica Giannini da 1 litro ed erano tecnicamente in vendita ma non ebbero seguito commerciale. Anche perché nei primi mesi del 1970, l'azienda fu costretta a chiudere e a cedere l'attività all'istrionico Alejandro De Tomaso che vi installò la linea della nuova Pantera.

VITTONE FIAT-VOLSKWAGEN HYBRID HAULER

Nonostante il nome diffusamente piemontese, Darrell Vittone è balzato agli onori della cronaca negli anni '60 e '70 per essere uno dei più famosi piloti statunitensi di dragster, mostruosi mezzi metà auto e metà missile utilizzati prettamente in rettilineo per le gare di accelerazione. Accanto all'attività agonistica però, l'italoamericano affiancò ben presto quella industriale. I primi suoi progetti erano volti alla preparazione di mezzi Volskwagen soprattutto dei celebri Maggiolini e alla creazione della EMPI, ossia un'azienda che producesse tutto il necessario per preparare le mitiche berline "Del Popolo" in mostri strada-strada. Ben presto, grazie ai suoi studi, Vittone si rese conto che, per vincere una gara di velocità con auto derivate dalla serie, non contava tanto il motore quanto l'aerodinamica. Il risultato scaturito era dei più strambi che esistano nella storia dell'automobile: Vittone mantenne la meccanica di un Maggiolino e vi montò sopra la carrozzeria bassa e filante di una 850 Spider Bertone a cui venne aggiunto un tetto con un codino posteriore aerodinamico che si raccordasse con la linea di coda. Il design Leon Schindele stuccò e ammorbidì ogni possibile ostacolo per l'aria. Alla fine la vettura, per essere il più possibile conforme al colorato e poliedrico mondo delle corse americane, fu fatta decorare da un artista del settore, George Cerney che ne realizzò una colorazione a fondo nero con vistose fasce rosse, bianche e gialle con scritte argentate su tutta la fiancata. L'interno divenne un'angusta cellula in tubolare di alluminio che fungesse, come da regolamento, da roll bar. Il motore alla fine, fu sì il 1.2 VW, ma venne profondamente modificato con componentistica EMPI e abbinato ad un cambio Porsche. L'auto, alla quale in extremis vennero aggiunti cerchi maggiorati e freni a disco della Fiat 124, fu pronta per le piste nel 1973.

ZAGATO 850 COUPE'

Per puro esercizio di stile, anche il grandissimo stilista, il genio delle carrozzerie d'autore, Zagato, si cimentò sulla 850. Non poté che apparirne un modello dalla linea sinuosa, filante, elegante, discreta con la parte alta della ruota posteriore leggermente coperta da uno spigolo. Le superfici trasparenti erano tipici di Zagato, arrotondati e plasmati come un vetro pregiato. Il disegno era del più importante collaboratore di Zagato, Ercole Spada che studiò la carrozzeria della 850 come una delle prestigiosissime coupé che era solito rivestire: marcata contrapposizione fra parte inferiore e superiore del veicolo, ampio uso di plexiglas e il classico stilema Zagato sul lunotto, la doppia gobba.