CRONACA

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Le Foibe - l'altra metà della memoria

Foibe. Una storia dimenticata e celata, proprio come le persone che venivano gettate negli inghiottitoi carsici in Dalmazia e nella Venezia Giulia, dove prendono il nome di foibe.

Se è vero che l'uomo, per sua natura, tende a rimuovere gli eventi più dolorosi, per preservare se stesso e la sua capacità di andare avanti, è altrettanto vero che, perché egli conduca una vita degna di essere ritenuta tale, deve conoscere e imparare a discernere il bene dal male. Solo così si comprende perché sia necessario e doveroso ripercorrere la storia di un eccidio, come quello delle foibe, ancora tremendamente privo del clamore necessario, tanto nei libri di storia, quanto nei quotidiani.

Il 10 febbraio è diventato, dal 2005, l'altro giorno della memoria, riconosciuto legalmente come "Giorno del ricordo",  Fa meno eco del 27 gennaio, perché riguarda una storia di confine, di terre contese, di responsabilità politiche coperte da un atteggiamento giustificazionista. Non per questo, si riferisce ad un evento meno tragico o cruento. Si riferisce all'esodo di più di 300mila persone, costrette ad allontanarsi dall'Istria, dal Quarnaro e dalla Dalmazia, si riferisce alla miriade di innocenti, anche antifascisti, buttati senza pietà in fondo ai pozzi, spesso ancora vivi, o deportati nei campi di prigionia, dai soldati comunisti jugoslavi, alla mercé di Tito o, semplicemente, di un cieco e immotivato odio.

Non ci sono cifre certe, si parla indifferentemente di 5mila o 10mila morti, così come non ci sono testimonianze che hanno lasciato il segno sulla carta stampata, ma ci sono i ricordi di chi questo giorno del ricordo lo ha vissuto sulla sua pelle, pagando con la vita dei suoi affetti, con la sua infanzia rubata, con la perdita della casa, della sua identità nazionale.

I primi infoibamenti avvennero già durante la guerra, per l'esattezza nel 1943, quando fu proclamata l'annessione dell'Istria alla Dalmazia, la Dalmazia stessa era teatro di contesa tra le alleanze opposte e i tedeschi marciavano sulla Venezia Giulia. I primi ritrovamenti nelle foibe avvennero poco più tardi, inizialmente a Pola. Il clamore sollevato sulle foibe dai repubblichini, da un lato favorì l'esodo dalle terre martoriate, dall'altro contribuì a non considerare con il giusto peso la vicenda.

Vicenda che assunse dimensioni spaventose, tuttavia sapientemente offuscate dal silenzio di chi sapeva e non portò alla luce quella che stava assumendo i connotati di una vera e propria pulizia etnica. La campagna di epurazione si estese fino a Gorizia e Fiume, con conseguenze disastrose.

La logica distruttiva e perversa di Tito mirava ad eliminare fisicamente chiunque si opponesse all'annessione della Venezia Giulia, alla Jugoslavia, e chiunque semplicemente fosse contrario al nascente regime comunista. Ecco perché nelle foibe finirono non solo politici, per lo più membri dei movimenti di liberazione, ma anche semplici cittadini, insegnanti, dipendenti pubblici, sacerdoti, bambini. Tutti colpevoli perché italiani.

il 10 febbraio 1947 fu sancita la legittima appropriazione dei territori conquistati da Tito e, in qualche modo, fu legittimata anche la morte di migliaia di innocenti.

La testimonianza di una sopravvisuta, Annamaria Muiesan, vale più di mille parole quando cerchiamo di capire perché, ogni anno, il 10 febbraio diventi inevitabilmente il giorno delle polemiche e non il giorno del ricordo:

Ora non sarà più consentito alla Storia di smarrire l’altra metà della Memoria. I nostri deportati, infoibati, fucilati, annegati o lasciati morire di stenti e malattie nei campi di concentramento jugoslavi, non sono più morti di serie B.