CRONACA

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Processo Eternit: "un sogno che si realizza"

“Gli imputati non si sono limitati ad accettare il rischio che il disastro si verificasse e continuasse a verificarsi, ma lo hanno accettato e lo accettano ancora oggi (…) Una tragedia immane che ha colpito popolazioni di lavoratori e di cittadini che continua a fare morti e si è consumata in Italia e in altre parti del mondo con una regia senza che mai nessun tribunale abbia chiamato i veri responsabili a risponderne”.
Queste le parole del Pubblico Ministero Raffaele Guariniello nella sua arringa finale per il processo Eternit, terminato ieri. Parole che sintetizzano una vicenda pluridecennale, che in Italia ha il suo luogo simbolo in Casale Monferrato (Alessandria).


Questa penosa storia ha inizio nel 1901, quando l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto. Alois Steinmann acquisterà poco dopo la licenza per la produzione di lastre e tegole in questo materiale che, come suggerisce il nome, è destinato a durare in eterno.
Negli anni ‘40 e ‘50 assistiamo al boom dell’utilizzo di questo materiale, usato soprattutto come copertura di capannoni industriali.
Gli stabilimenti italiani della Eternit e Fibronit chiudono nel 1986, nonostante fosse risaputo, da più di 20 anni che l’inalazione delle polveri di amianto generate dall’usura del materiale, fosse direttamente connessa ad una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico.
Quella di Casale Monferrato, come abbiamo detto, risulterà immediatamente come la comunità più colpita. I contaminati da amianto sono e saranno a migliaia. Il futuro, purtroppo, è d’obbligo, dati i 30 anni di incubazione della malattia: coloro i quali abbiano anche solo respirato in quell’area del monferrino negli anni ottanta, sono ancora in pericolo.
L’ultimo capitolo della vicenda inizia nel 2009, quando inizia il processo, conclusosi ieri dopo 2 anni e 66 udienze: condanna in primo grado a 16 anni di reclusione per Schmidheiny e De Cartier, azionisti svizzeri del gruppo Eternit.
Nonostante l’eternit continuerà ad uccidere per diversi anni, la sentenza di ieri rappresenta sicuramente una vittoria per i familiari delle vittime e “un sogno che si realizza” come ha sostenuto Guariniello.