CRONACA

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Scontro Roma-New Delhi. Lo Spaccarotella dell'Oceano Indiano

Come al solito, non contenti di creare casini unicamente nel nostro Paese, noi italiani vogliamo portare la nostra fama anche all'estero. Forse, l'unica cosa che miriamo di espatriare, l'unico investimento mirato all'internazionalismo, considerate anche le recenti decisioni politiche. Non per polemizzare è chiaro, si spera che le decisioni siano state fatte nel pieno rispetto dei conteggi, ma chissà perché qualcuno è ben poco contento di questi conteggi, e magari se l'esperienza tende a non ingannare, ha anche una discreta parte di ragione.

Comunque sia, il tema di quest'articolo va in tutt'altra direzione. Si sta infatti alzando un bel polverone su una storiella che la stampa non ha passato molto, se non in qualche articolo di fondo appena accennato o posto alla n-esima pagina della rivista cartacea.

Mercoledì è infatti accaduto l'irreparabile, un problema non da poco che rischia di intaccare i rapporti tra India e Italia. E nel giusto, questa volta – perché, le altre? –, è il paese estero. Due pescatori indiani, uno di 21 e l'altro di 50 anni, sono stati uccisi dopo dei colpi di avvertimento.

Secondo il resoconto rilasciato dalla nave, la petroliera Enrica Lexie, la vicenda si sarebbe esplicata in tre diverse scenette. Nella prima, i membri dell'equipaggio hanno intravisto in lontananza un barcone in avvicinamento. Un peschereccio che mostrava un atteggiamento aggressivo e che, secondo quanto affermato, non ha rispettato le normali procedure di riconoscimento. Hanno difatti evitato, udite udite, di allontanarsi all'avvertimento lanciato da segni sonori e luminosi. Magari anche qualche squillo di tromba o qualche fischio di gabbiano avrebbe potuto essere più schietto.

Ma naturalmente la storia non è finita qui. Roma ha ricondotto la seconda scenetta a quella in cui le guardie armate del Battaglione San Marco, armatore napoletano, presenti sulla nave, dopo l'ultimo tentativo di sequestro effettuato il novembre scorso sullo stesso possidente petrolifero, hanno aperto il fuoco in segno di avvertimento. Due scariche si sono susseguite, ma inizialmente nessuno ha mostrato segno di volersi muovere. E sarebbe da matti se qualcuno fosse stato sul ponte a prendersi gli spari per cercare di virare a tutta e dirottare la traiettoria in senso apposto. Così, la scena è terminata con l'ultima diapositiva, ovvero una terza raffica di proiettili dopo la quale, finalmente, il peschereccio si è allontanato.

Il governo indiano si è detto indignato per quanto accaduto e dispiaciuto per questo atto di mera crudeltà. Le dinamiche della vicenda sono ancora da accertare, perché secondo quanto riportato invece da New Delhi sarebbero stati gli italiani a non rispettare la “privacy”, in quanto, si, l'equipaggio del peschereccio non ha rispettato le procedure di riconoscimento, ma all'interno non erano presenti che semplici pescatori di tonni, al contrario dei pirati di cui gli enti italiani hanno parlato.

Ma queste teorie, sia dell'una che dell'altra parte, vanno ancora accertate. Ciò che però è decisamente interessante è quello che per ora è aleggiato intorno alla vicenda. Il solito patteggiamento tipico dei governi. Roma dalla parte degli italiani, New Delhi dalla parte degli indiani. Non si riesce a togliere un ragno dal buco, in qualsiasi occasione si possa trovarci. Uno in un angolo del ring, l'altro nell'opposto. E nessuno che può testimoniare.

E poi la gente che, dall'Italia, prende le parti degli italiani. Questa non è una bella cosa, davvero no. Che quegli uomini fossero addestrati, facessero parte di un gruppo elitario duramente arruolato e preparato, nessuno lo mette in dubbio. Ma il fatto che fossero allenati, preparati, eticamente corretti, non significa che non abbiano potuto premere il grilletto con un pizzico di frenesia, e paura per il ricordo di ciò che era stato una manciata di mesi fa. Ma la paura, la pressione generatasi in questo caso, non può fungere da giustificazione per un atto di questo tipo. L'omicidio è qualcosa che surclassa tutte le giustificazioni possibile. É un delitto, un reato impossibile da passare sotto silenzio. Che sia per uno sbaglio, per una leggerezza o meno, non è affar nostro. Resta pur sempre uno sbaglio e come tale deve essere perseguito. Senza punizione, non ci sarà redenzione e, in questo caso, rieducazione professionale.

Perché in effetti, in tal senso, c'è da chiedersi come mai quelli che hanno voluto così criticare Luigi Spaccarotella lo abbiano fatto. Se questa storia non verrà perseguita secondo quella che è la giurisdizione locale, sarebbe impossibile e sbagliato – in linea teorica, ovviamente – assegnare all'assassino – seppur con tutte le giustificazioni possibili, tale resta – di Gabriele Sandri la pena indicata dal nostro Ordinamento Giuridico. Perché tra Spaccarotella e la milizia del Battaglione San Marco, grosse diversità non ce ne sono.

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