CRONACA

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Un Kamikaze "controllato" a Washington e l'incubo del terrorismo

A Washington, a pochi passi dal Parlamento, ieri un uomo di nazionalità marocchina di quasi trenta anni è stato arrestato. Ma niente paura! Era da tempo “controllato” dagli agenti della FBI, alcuni dei quali lo avevano contattato, fingendosi emissari di Al Qaeda. Alla fine, gli hanno addirittura fornito del falso materiale esplosivo, per incastrarlo. A questa notizia, comunque, gli americani hanno rivisto, per un momento, i fantasmi di un passato recente.

L’attentato delle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001, gli USA colpiti sul territorio nazionale, i tremila morti e lo strazio dei parenti. E poi le annuali commemorazioni a Ground Zero e, soprattutto, i “diritti sospesi” – a torto o a ragione – in quella che veniva definita come “guerra” al terrorismo internazionale.

Ma da allora, soprattutto, l’american way of life, lo stile di vita degli americani è stato sconvolto forse per sempre. Il concetto e soprattutto il sentimento di “libertà” così come sono sempre stati concepiti e vissuti dagli americani hanno subito una lunga battuta d’arresto. Tutti gli americani hanno visto ridimensionati i loro comportamenti di “cittadini del mondo”. L’isolazionismo americano di tempi passati è ricomparso in una forma diversa: gli States – la terra del melting pot, il crogiuolo delle razze – hanno cominciato a guardare con ostilità il “diverso”, l’altro da sé.

I cittadini americani vivono da anni ormai nell’incubo del terrorista della porta accanto, della “cellula dormiente” che può in un batter di ciglia sconvolgere la loro vita quotidiana.

La stessa New York, la “Grande Mela” dell’internazionalismo culturale e mondano ha visto ridisegnato il suo ruolo di metropoli “centro del mondo”, della politica e dell’economia mondiale.

La crisi economica del 2008, infine, ha aggravato la situazione. Gli americani hanno scoperto un altro tipo di terrorismo, quello finanziario, che li minacciava dall’interno delle loro istituzioni bancarie. Un nemico interno che rubava il futuro dei loro figli, alcuni dei quali morivano intanto in terre lontane come l’Afghanistan o l’Iraq, per difendere quella libertà individuale e di un intero popolo, che era stato il cardine della politica e delle pratiche sociali di un’intera nazione e del consolidamento della potenza americana sull’intero pianeta.

Ieri, per un solo momento, l’incubo è tornato a turbare il sonno dell’americano medio e il suo bisogno di sicurezza.