CRONACA

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Superenduro MTB: foto censurate per chiusura mentale

Sanremo - 4 marzo 2012. Prende il via la manifestazione sportiva Superenduro MTB, che vede la partecipazione di più di 350 partecipanti, sportivi con la competizione nel sangue, gente in grado di buttarsi giù da una collina a cavallo di una bici senza batter ciglio. Vengono da tutta Italia, e anche dall'estero (sarà un francese a vincere la gara) per affrontarsi sulle colline boscose del sanremese, che ospita l'evento. Un evento avvincente, diverso dai soliti sport trasmessi in televisione, un evento forse di nicchia ma con un grande potenziale. Siamo andati a vederlo per recensirlo, ma la storia che raccontiamo è però un'altra, parallela all'evento: è il caso di un fotografo professionista, un ragazzo di 29 anni appassionato di ciclismo che si reca alla manifestazione per offrire i propri servizi fotografici ai partecipanti.

Nicola si sveglia alle 5 e insieme al suo assistente percorre 150 km per raggiungere Sanremo. Ha deciso di investire sull'evento e su se stesso. L'idea che ha in testa è quella di fornire un servizio fotografico a tutti partecipanti, che saranno liberi di decidere se acquistare o meno le foto scattate. Autorizzato dagli organizzatori, non ottiene da loro nulla: nè un pass stampa, che non serve visto che l'evento è svolto in luoghi pubblici, nè una cartina con i luoghi dove si svolge la manifestazione. L'organizzazione non sembra molto organizzata. Mal di poco: il ragazzo si organizza da solo e si reca sul luogo delle diverse PS, le prove speciali che i concorrenti svolgono. Lo troviamo dietro le curve, all'uscita di gallerie, ma anche dietro (o dentro) ai cespugli o sotto le rampe a respirarsi la polvere. Passione e professionalità unite per offrire un servizio di qualità. A fine gara inizia a ricevere le prime richieste e distribuisce biglietti con i propri riferimenti. Le foto verrano messe su Facebook nella Pagina NR Sport Photo. Chi non ha Facebook prende nota dell'indirizzo mail a cui richiedere i provini. Tutto sembra svolgersi nel migliore dei modi. L'apprezzamento del pubblico per il lavoro svolto c'è. I partecipanti e i loro familiari (visto che anche dei campioni 13enni si tuffavano giù per i sentieri con le proprie mountain bikes) sono contenti di potersi rivedere negli scatti, taggarsi ed eventualmente acquistare le foto ricordo in alta definizione. Nel giro di ventiquattro ore Nicola, lavorando la notte, sistema e carica online oltre 4000 scatti. Decide di offrire a tutti la possibilità di rivedersi in foto e per semplificare la vita a chi le cerca imposta come url della pagina Facebook http://www.facebook.com/superendurofoto.

Le foto online suscitano fin da subito l'interesse di tutti e la pagina riceve una cinquantina di Like in meno di 24 ore. Molti "Mi piace" appaiono sulle foto postate e con essi arrivano le prime richieste di acquisto. Il successo improvviso, forse inaspettato, inizia a suscitare invidie: un altro fotografo nel giro da un po' lo contatta con fare strafottente denigrando il suo lavoro (che però al tempo stesso è apprezzato dalle persone a cui è rivolto). Nicola ci rimane un po' male ma, dopo avergli risposto per le rime, non demorde e continua per la sua strada. Ecco però che gli si scatena contro l'organizzazione stessa, che anzichè ringraziarlo per il un servizio offerto a tutti i partecipanti dell'evento (cosa che agli organizzatori non è costata nulla) inizia a mettergli i bastoni tra le ruote. Dapprima si rifiuta di inserire il link alle foto sulla pagina della manifestazione, quindi inizia a cancellare i messaggi contenenti riferimenti alla pagina delle foto scritti da Nicola ed altri utenti sulla pagina Facebook del Superenduro. Motivazione (o scusa?): presunta violazione di copyright. Il link del sottodominio di Facebook ingannerebbe gli utenti, così come l'indirizzo su Gmail... Nicola rimane esterrefatto: oltre il danno la beffa. Scrive subito agli organizzatori spiegando le sue ragioni, la sua completa buona fede e disponibilità a trasferire l'account al termine dell'operazione. Nessuna risposta. I link continuano ad essere cancellati. Da parte di Nicola massima disponibilità e onestà, ricambiata dagli organizzatori con invidia e miopia. Ma andiamo ad analizzare i fatti concreti: nelle foto non risulta mai utilizzato il logo SuperEnduro. Esso è fotografato in quanto presente nei pannelli retrostanti il podio: mai è stato sovraimpresso sugli scatti. Il dominio Facebook è immodificabile, è stato assegnato da Facebook stessa in quanto libero e contiene peraltro il suffisso "foto" in quanto di queste si tratta. Cosa analoga per l'indirizzo su Gmail. Ma soprattutto, andando a verificare nel database dell'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, il naming "SuperEnduro" non risulta essere un marchio registrato!

La vicenda ci porta a riflettere con tristezza sulla chiusura mentale di molti concittadini, una chiusura che nel piccolo spiega perchè l'Italia fatica a cambiare, innovarsi e puntare sull'imprenditorialità giovanile. Metterci passione e impegno serve a poco quando ci si imbatte in un sistema statico, rigido e privo di acume. E non si tratta del fare un favore a Nicola: si tratta di non vedere neanche da lontano le sinergie che vi possono essere nelle attività innovative.

Dei vantaggi del modello freemium applicato ad un settore tradizionale come quello della fotografia gli organizzatori censori probabilmente non hanno la minima idea, così come non hanno idea del potenziale mediatico delle immagini sui social networks. Hanno avuto l'opportunità di trovare una persona che facesse tutto questo senza chiedere nulla e gli hanno chiuso la porta in faccia. Questa è l'Italia, purtroppo.

Chi innova portando cambiamento rompe gli equilibri, genera invidie, scardina le posizioni preesistenti.  E' un problema di mentalità. E bisogna assolutamente cambiarla!