CRONACA

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Siria: una speranza nella pandemia

Siamo a Homs. La situazione continua a essere critica, ma sembra che qualcosa possa smuoversi con il trascorrere del tempo. Dapprima ciò appariva di un'impossibilità quasi drammatica, oggi ha assunto invece connotati leggermente differenti, avendo, paradossalmente parlando, un effetto esponenziale sulla situazione.

Gli scontri in Siria continuano il proprio tragico prolungamento e da mesi ormai gli scontri sono all'ordine del giorno. Anche quando il leader del paese medio-orientale, Bashar al Assad, ha annunciato che il conflitto interno sarebbe terminato a breve, non più di una settimana fa, per l'ennesima volta è stata dimostrata l'estrema arrogante consapevolezza di voler soltanto dare al pubblico ciò che esso vuole. Si, perché con il passare del tempo ormai questo è: un teatrino allestito giusto giusto per i cittadini dei paesi esteri che, davanti a riviste e tv varie, guardano impassibili agli scontri di oltreconfine, sparando a zero sul regime e su colui che lo governa, ma con giudizi che sono a dir poco privi di sostanza obiettiva. Ciò che Assad sembra volere è proprio questo, un teatrino allestito per i milioni di spettatori, tanto usuali in questi ultimi anni, di quello che normalmente dovrebbe essere considerato come un crimine contro l'umanità senza precedenti e che invece, con il protrarsi dei mesi, è diventato un reportage di n-esimo piano, dalla ventesima pagina in giù.

Un fatto scandaloso, talmente ignominioso da voler pure non pensarci. E qui nasce così il problema. La gente non ci pensa, non pensa davvero a quello che accade laggiù, lascia quei poveri cittadini immersi nel sangue dei loro stessi famigliari, vedere i figli morire lungo la strada, dilaniati dallo scoppio di qualche cannonata del regime o da i guizzanti proiettili che arrivano come un fiume in piena contro i ribelli. Su questo piano, Assad è riuscito ad azzeccare i calcoli. Quello che si era prefissato è stato raggiunto: creare un'intera schiera di persone pronte a lasciar perdere ciò che accade nel suo paese, pronte a girarsi dall'altra parte e non fare nulla.

A questo ovviamente hanno contribuito non poco i veti dati prima da Cina e poi da Russia riguardo a una possibile sanzione contro il paese, sanzione che è arrivata in maniera decisamente minore rispetto a come era stata partorita in origine.

Ma il leader siriano non si è certo accontentato di questo primo passo da quattro soldi. Adesso, una volta ottenuto il primo comma del suo lungo progetto, spera inevitabilmente di mettere in atto il prima possibile il secondo. È normale, infatti, che Assad voglia estendere all'interno del proprio governo il sentimento di indifferenza che è riuscito a creare nei cittadini degli stati esteri. Un sentimento che, con l'ausilio di piccole precauzioni come quella della settimana scorsa secondo cui i centri dello scontro erano stati debellati, poterebbe senza ombra di dubbio a un'arrendevolezza anche di coloro i quali per adesso hanno sempre appoggiato il leader, ma che, nei recessi del loro mondo interiore, hanno pensato a che cosa questo atteggiamento possa portare e se esso sia veramente, come afferma orgoglioso Assad, il modo più coerente per giungere all'unificazione totale di uno stato basato sulla democrazia moderna.

Su questa linea, finalmente – lasciatelo dire – , il primo ministro ha subito una sconfitta non da poco. I guerriglieri, che al contrario di quanto detto da Assad, sono ben lungi dall'essere scacciati dalle loro postazioni, hanno inneggiato per mesi alla conversione dei ministri e degli esponenti di governo che affiancano la leadership siriana. Questo richiamo, dopo appunto innumerevoli mesi, è stato la causa scatenante della prima remissione accordata a un sostenitore dei peccati del peccatore.

Abdo Husameddine. Questo è il nome del signore che ha deciso di effettuare la prima defezione, si spera, di una lunga serie. Il viceministro del petrolio siriano ha deciso, tramite un video inserito su YouTube, di proclamare pubblicamente il suo cambiamento di fronte, passando all'opposizione, in virtù di una oppressione armata senza eguali che sta minando in maniera inammissibile i diritti che i cittadini moderni si sono costruiti. Invita, perciò, tutti quanti a seguire il suo esempio, perché è impossibile accettare che la popolazione venga sottoposta a quelli che normalmente sarebbero considerate stragi, eccidi veri e propri. Non c'è dignità, ma neanche voglia di uno stato democratico, libero e eguale, basato sulla giustizia, in ciò che Assad sta perpetrando sul territorio da lui controllato.

Dopo questo primo voltafaccia, il leader ha tremato. Sa benissimo, infatti, che le evenienze sono due. La prima è che l'ex viceministro del petrolio rimanga un caso isolato e che nessun altro venga colto da questi improvvisi cambia-faccia. La seconda è che l'esempio si espanda come una piaga, insinuandosi tra le menti degli esponenti di alto rango che, ad oggi, appoggiano il governo. Nessuna delle due possibilità è una certezza ma, per una delle poche volte che nella storia si possono annoverare, la popolazione spera in una propagazione della malattia.
Anzi, in una vera e propria pandemia
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