CRONACA

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Dio ci ama, e noi?

Gesù ci ha insegnato ad amare incondizionatamente tutto e tutti, senza fare alcuna distinzione di sesso, razza, religione, tutti uguali, tutti amati nello stesso modo.

L'apostolo Giovanni dice: " Chi  infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede."

Ma allora perché, al giorno d'oggi, assistiamo a gesti, che appaiono così assurdi e privi di amore verso il prossimo?

 

Nel giorno del giovedì santo, a Porto Ferrarese, in provincia di Ferrara, durante una cerimonia propedeutica alle prime comunioni, il parroco decide di non concedere la prima comunione ad un bambino di 10 anni, disabile mentale, perché non lo ritiene capace di intendere e di volere, e quindi  di poter capire il mistero dell' Eucaristia.

Tale gesto ha scatenato una serie di polemiche, che hanno portato la piccola comunità a dividersi in due gruppi; i favorevoli all'atto compiuto da parte del sacerdote, e chi ritiene il gesto deprecabile.

I commenti non si sono fatti attendere, così, Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia attraverso un comunicato afferma: ''Si tratta di una violazione delle disposizioni canoniche, già assurdamente restrittive nei confronti di persone separate, divorziate o omosessuali, che non prevedono alcuna esclusione dall'Eucarestia per le persone inabili''. Aggiunge poi: ''Ci uniamo al coro di proteste sollevato da molte famiglie e dai compagni di scuola del bambino, che ha subito un'odiosa discriminazione - aggiunge Mancuso - E' evidente che nella chiesa cattolica molti prelati e sacerdoti hanno perso la bussola del messaggio evangelico, che proprio agli afflitti e ai malati riserva parole forti e chiare''.

 

Per il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l'Infanzia, ''quanto accaduto è a dir poco assurdo, non soltanto sul piano etico, ma soprattutto sotto il profilo dei diritti fondamentali riconosciuti ai bambini. Il sacerdote, negando al piccolo la comunione, ha leso la sua dignità di persona''.

''Ancora più incredibile risulta essere la motivazione addotta dal Vicario della diocesi, a parere del quale per ricevere il sacramento si dovrebbe essere capaci di distinguere il pane dall'ostia. Credevo - dice Marziale - che il Sacramento fosse vincolato ad uno stato di grazia e purezza più che ad un test psico-attitudinale, rispetto al quale i preti non sono certo abilitati''.

 

Il presidente dell'Osservatorio si dice ''frastornato dall'episodio, che denuncia uno stato di oscurantismo culturale degno del peggior medioevo.

Soltanto una revisione del sacerdote e di chi ne ha preso le difese - conclude il sociologo - potrebbe riconciliare la Chiesa con la civiltà, anche cristianamente, compiuta''.

E Gesù disse ai suoi discepoli: « Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri » (Gv 13,34).

Un insegnamento che molti, cristiani, non cristiani, uomini, donne, preti, dovrebbero mettere in pratica più spesso.