CRONACA

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Londra 2012, cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici tra storia e spettacolo

La 30esima edizione dei Giochi Olimpici è iniziata all’Olympic Stadium di Londra, ieri sera, con una cerimonia d'apertura vissuta tra celebrazione storica e spettacolo. Non avevamo dubbi sul fatto che il direttore artistico Danny Boyle – il regista di film discussi, ma importanti come Transpotting  e il sopravvalutato The Millionaire – avrebbe dato fondo alle sue capacità di messinscena visionaria.

Il risultato sarà stato giudicato deludente da molti osservatori, perché abbiamo assistito a una lunghissima celebrazione della storia britannica, che è partita da un ambiente bucolico dell’Inghilterra pre-industriale, per poi passare all’esaltazione della Rivoluzione Industriale.

Sul prato dello stadio, si vedevano agire tanti attori che interpretavano impettiti capi d’industria e operai muscolosi e sporchi, ma anch’essi dall’aria orgogliosa per il progresso a cui stavano dando un deciso contributo.

E poi le due guerre mondiali, la lode del Sistema Sanitario Britannico, fino alla letteratura inglese per l’infanzia, con un veloce passaggio da Peter Pan a Mary Poppins, per arrivare al maghetto Harry Potter.

La parte finale, la storia più vicina a noi, era rappresentata da un’affollata visione della musica anglosassone, tra filmati originali e centinaia di reali ballerini, che rimandavano agli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta del secolo scorso, e ancora oltre.

Infine, un tributo alla tecnologia, dal trionfo della comunicazione coi telefonini fino all’applauso a un Tim Berners Lee in carne e ossa, il creatore del World Wide Web e del mondo digitale nel quale siamo tutti immersi.

Quando la TV italiana, ogni tanto, ha mandato in onda i “blocchi pubblicitari”, è probabile che molti spettatori non avranno notato la differenza.

Le visioni di Boyle, dispiace notarlo, rimandavano non tanto al cinema, quanto all'estetica dei videoclip musicali, nei momenti migliori, o a quella degli spot pubblicitari, in quelli peggiori.

Il culmine più volutamente ironico, ma involontariamente kitsch, è stato raggiunto dall’entrata in scena di Daniel Craig nei panni dell’Agente 007, che andava a Buckingham Palace a prelevare una Regina Elisabetta II – quella vera – che lo seguiva in elicottero attraverso Londra, fino a raggiungere lo Stadio Olimpico per … lanciarsi col paracadute.

Ci fermiamo qui, e può bastare, perché l’entrata degli atleti greci ha segnato poi il momento veramente sportivo della serata, in tutta velocità, data la lunghezza del lungo spot storico-spettacolare che lo ha preceduto.

Qualcuno dei commentatori ha raccontato della richiesta di inserire un momento di silenzioso ricordo, fatta dalle vedove degli atleti israeliani morti, per il drammatico assalto dei terroristi di Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972, quaranta anni fa.

Non sono questi i momenti delle manifestazioni olimpiche che ricordiamo con emozione, assieme alle grandi gesta degli atleti, vale a dire quando lo sport si fa storia e rimanda a una Storia più lunga, quella dell’umanità intera?

Pare che il Comitato Olimpico Internazionale abbia educatamente rifiutato, per non guastare la festa olimpica, tra storia patria, spettacolo pop e pubblicità degli sponsor della manifestazione.

Aspettiamo allora di vedere, da oggi in poi fino al 12 agosto, gli atleti e le gare. Finalmente, assisteremo ai momenti esaltanti, dove lo sport si fa metafora dell’esistenza, tra trionfo e sconfitta, esaltazione e delusione, gioia e lacrime. Come nella vita.