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Carbon Tax. Quando il Bene diventa Fonte di Guai

Agli inizi del 2012, passata poco ai telegiornali ma di grande importanza per la globalità del nostro pianeta, l'Ue ha pensato bene di emanare quella che già da anni, prima fra tutti la Svezia il 1° Gennaio 1991, altri Stati hanno fatto entrare nel proprio organico amministrativo. Stiamo parlando della Carbon Tax, una “Tassa sul Carbonio”.

In che cosa consiste questa tassa? Semplicissimo. La tassa, detta Pigouviana, dal nome di Arthur Cecil Pigou, non è altro che un'imposta obbligatoria per tutti coloro che producono gas serra, in particolare biossido di carbonio, un nome chimico IUPAC (un criterio tassonomico chimico mondiale) per indicare la meglio nota anidride carbonica. In pratica, ogni ente che tra le sue necessità possieda anche quella di produrre grosse quantità di gas serra, superiori a quelle stabilite già anni fa dopo la Conferenza di Kyoto, dovrà pagare obbligatoriamente questa tassa.

Ripercorrendo le impronte della storia, possiamo vedere che la Carbon Tax, dopo essere stata introdotta in Svezia, fu estesa anche al resto della zolla peninsulare scandinava, Norvegia e Finlandia, oltre che ai Paesi Bassi. Anche in Italia, esattamente dal 1998, l'imposta è stata immessa, diretta conseguenza delle necessità dirompenti venute alla luce dopa la conferenza a Kyoto dalla quale ha preso anche forma l'omonimo e più famoso protocollo.

Il Protocollo di Kyoto prevedeva appunto una drastica riduzione dei consumi di materiali inquinanti e necessaria riduzione, consequenziale alla prima, della produzione di gas serra. Visto che il Protocollo sembra essere violato soventemente da paesi, molti dei quali, anche se non è risaputo, hanno rifiutato di aderirvi per motivi chiaramente economici, è stato reputato occorrente un nuovo tipo di provvedimento.

La svolta è appunto arrivata con lo scatto dell'anno della “Fine”, il 2012. La Carbon Tax è stata adottata dall'Europa nella sua integrità e questo ha scatenato una vera e propria faida. Prima fra tutti a mettere le mani avanti è stata la Cina, non più tardi degli ultimi giorni. Siamo soltanto all'inizio di Febbraio e già cominciano a risvegliarsi gli spiriti capitalistici, in questo caso antievoluzionistici, degli imprenditori pubblici e privati. L'aeronautica cinese ha infatti diramato un comunicato alle compagnie aeree del suo paese. Chiunque sorvoli il continente europeo non dovrà versare alcuna cifra nelle casse dell'Ue. Questo fatto sancisce una frattura, seppur attualmente minima, tra la Cina e l'Europa. Secondo l'ente sindacale dell'aeronautica cinese, i costi che verrebbero ad essere sborsati annualmente dalle compagnie raggiungerebbero complessivamente gli 800 Milioni di Yuan, cosa che comporterebbe un aumento dei prezzi dei biglietti da qualche unità fino a un paio di decine di yean.

E questo è molto preoccupante, specialmente alla luce degli equilibri economico-politici a livello mondiale. Anche gli Stati Uniti e il Canada hanno mostrato la loro contrarietà a questo fatto, minacciando anticipatamente delle evasioni da questa tassa. Basti pensare che colui che anni fa aveva addirittura scritto un libro, Al Gore, il vice di Bill Clinton, è stato aspramente criticato e messo fuori gioco dalle presidenziali proprio per questo motivo. I repubblicani lo attaccarono agguerriti e il 2005 sancì la sua disfatta, definendolo come un fanatico eco-ambientalista.

Dietro a tutto questo si nascondono ovviamente motivazioni economiche, anche se, di per sé, la tassa non avrebbe l'intento di fungere da tassa, bensì quello di adeguare sia le compagnie aeree, ma sopratutto tutti coloro che fanno largo uso di sostanze inquinanti solo per “risparmiare”, ad astenersi, o meglio, per quanto concesso, a limitarne l'utilizzo. È ben risaputo infatti che materiali ecologici sono molto più costosi di quelli inquinanti ampiamente distribuiti nelle industrie dei più svariati settori. Tuttavia resta un problema patrimoniale non indifferente il loro utilizzo. Invece, introducendo la tassa, i costi comincerebbero ad avvicinarsi, consentendo un graduale passaggio alle nuove fonti di energia.

Naturalmente, come sempre va preso in considerazione, si deve anche tener conto delle motivazioni che spingerebbero l'Europa a premere sull'acceleratore per giungere a un cambiamento simile. Non è un mistero che le fonti ecologiche dai paesi membri possedute siano di gran lunga superiori alle quantità smerciate attualmente di materie inquinanti.

Però, mettendo da parte le motivazioni economiche che possono vigere sia nell'uno che nell'altro caso, si può anche vedere l'altra faccia della medaglia, quella prettamente evoluzionistica. Che cosa consentirebbe all'uomo di continuare a vivere sulla terra in pace e tranquillità? Che cosa gli consentirebbe di allontanare da sé questo acume di intolleranza da parte delle forze naturali nei suoi confronti? Il clima sta cambiando e proprio in queste due settimane ce ne stiamo accorgendo. Il che è dovuto, per caso o per diretta responsabilità, all'uomo in sé e all'uso che ha fatto di ciò che gli è stato offerto dalla natura. Da quel punto di vista, dal punto di vista del futuro, è chiaro che la Carbon Tax miri a un pianeta dove è possibile continuare ad abitare, un mondo dove natura e uomo potranno essere accostati in perfetta armonia. Attualmente, tra surriscaldamento globale, rilascio di materiali radioattivi, scarico di materie inquinanti nei mari, si può dire che l'uomo ha soltanto maltrattato, nel modo più riprovevole e crudele possibile, la natura e quello che questa entità ha da offrire.

Ancora una volta, mettendo a parte le considerazioni, sia economiche che ecologiste, vedendola nell'unico modo della sopravvivenza della specie, che cos'è meglio, tirare fuori qualcosa in più e vivere a lungo, o continuare a produrre senza contegno questi escrementi mefitici per trovarci a salutare definitivamente questo mondo?

Che sia stato un batterio avanzatissimo, un'eruzione vulcanica talmente esponente da non essere neppure immaginata, un meteorite simile a una palla di fuoco grande quanto la luna, i dinosauri si sono estinti per un motivo.
Si sono estinti perché la natura si è ribellata.

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