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Downton Abbey: un drama in salsa British

Ho sempre avuto una strana avversione per le Fiction Made in Uk. Forse fin troppo distante dalla realtà delle serie tv americane, non sono mai riuscito apprezzare nessuna delle produzioni inglesi, nonostante avessero tutte trame davvero originali. Dopo il mio viaggio a Londra, sembra però che l’atmosfera inglese mi abbia colpito. Lo scorso anno  sono riuscito ad apprezzare inaspettatamente la serie tv Downton Abbey trasmessa su Rete 4. Questo sceneggiato è un vero e proprio fenomeno in Inghilterra, tanto da essere già in fase produttiva la stagione 3.

 

Downton Abbey è un drama in costume trasmesso sul network ITV dal settembre del 2010. Le vicende sono ambientate qualche tempo prima dello scoppio della prima guerra mondiale, nelle fittizia tenuta di Downton Abbey nello Yorkshire. Tutto ha inizio quando il conte e la contessa di Grantham apprendono la notizia che l’erede della tenuta e del grande patrimonio della contessa, è morto nel naufragio del Titanic. Siamo nell’aprile del 1912. Diventa beneficiario della tenuta, il cugino Matthew, membro della piccola borghesia e cugino di terzo grado della famiglia. Il suo arrivo a Downton, porterà mille cambiamenti nella vita della tenuta. Sarà mal visto da tutti, specialmente dalla contessa madre Violet che insieme alla nuora Cora, cercherà di portare dei cambiamenti al testamento. La donna infatti crede che il cugino Matthew non sia in grado di badare alla tenuta e che possa essere la fine per l’enorme ricchezza dei Grantham. Insieme a loro, si mescolano a le vicende della servitù, capeggiate dall’integerrimo Sig. Carson e dalla signora Hughes. Nonostante l’episodio 1, abbia un ritmo molto lento, riesce nell’intento di presentare tutti i personaggi della vicenda, e ad introdurre quello che sarà la vicenda portante di tutta la serie. Già dall’episodio 2, il ritmo si fa più incalzante dando alla vicenda un volto più sfrontato ed accattivante.

Tutta la serie è un specchio della realtà dell’epoca; una perfetta ricostruzione di una pagina tumultuosa della storia europea. Si parla di guerra, si parla di scoperte scientifiche (come l’avvento dell’elettricità, l’invenzione del telefono); si parla anche di pensieri rivoluzionari ed un piccolo accenno a quello che sarà l’emancipazione della donna. Tutti questi fattori, uniti ai classici clichè da soap-opera,hanno trasformato la vicenda in un dramma- storico a tutti gli effetti. Oltretutto la grande importanza che è stato dato al personale di servizio, ha dato un più ampio respiro alla vicenda, permettendoci di avere ben due punti di vista su tutta la storia. C’è anche spazio per i sentimenti, come il rapporto tra il cugino Matthew e lady Mary, un sentimento quasi imposto dal conte di Grantham, che invece Mary solo con il tempo riuscirà ad apprezzare. Non poteva mancare un pizzico mistero, con l’arrivo del sig. Bates, valletto e vecchio compagno d’armi del conte. Non potevano mancare gli intrighi messi in atto della sig O’Brien e dell’ambiguo cameriere Thomas Barrow.

Dunque tanti protagonisti e tante vicende, che riescono ad avere il giusto spazio nella storia. Ottima regia, ottime doti recitative ed una perfetta colonna sonora, onnipresente nelle fasi più salienti della vicenda. Una serie che ha convinto critica e pubblico, e non poteva mancare anche ne palinsesto italiano. Rete 4 credo che ha fatto il colpaccio, trasmettendo una serie così intensa. Nel nostro panorama televisivo,stracolmo di Distretti, Carabinieri, e fiction in costume di poca credibilità, Downton abbey deve essere da esempio. Il perfetto mix di storia e drama, ha dato vita ad un romanzo televisivo di formazione. Dai costumi alle ambientazione, questa serie tv è un modo per conoscere un epoca a noi lontana ed importantissima per lo sviluppo della società odierna. 

Downton Abbey è stata la rivelazione di queste feste di Natale. Una vicenda che nonostante sia partita con molta lentezza, fin dalle prime battute è riuscita a catturarmi. Complice una  trama che aveva un “non so che” di anglosassone, è riuscita a far breccia nel cuore di un neo nato critico televisivo come me.