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"Cesare deve morire" trionfa al Premio David di Donatello 2012

Alla serata romana della 56esima edizione del Premio David di Donatello 2012, ha trionfato il film Cesare deve morire dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. I premi più importanti sono stati i seguenti:
- miglior film: Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani
- migliore regia: Paolo e Vittorio Taviani (Cesare deve morire)
- migliore attrice protagonista: Zhao Tao (Io sono Li)
- miglior attore protagonista: Michel Piccoli (Habemus Papam)
- miglior attrice non protagonista: Michela Cescon (Romanzo di una strage)
- miglior attore non protagonista: Pierfrancesco Favino (Romanzo di una strage)
- migliore sceneggiatura: Paolo Sorrentino e Umberto Contarello (This must be the  place)
- miglior film straniero: Una separazione di Ashgar Farhadi.

Vincendo le statuette più prestigiose del premio più importante del cinema italiano, come quelle per il miglior film e per la migliore regia, e altri tre premi “minori” (produzione, montaggio e suono in presa diretta), il film Cesare deve morire dei fratelli Taviani – già vincitore dell’Orso d’oro all’ultimo Festival del cinema di Berlino – ha dominato la scena del premio David di Donatello 2012.

Il film dei fratelli Taviani, girato nel carcere di Rebibbia con attori scelti tra i detenuti del penitenziario romano, è stato definito “coraggioso”, “moderno” e “spiazzante” in un momento storico del cinema italiano, ma anche di altre cinematografie, caratterizzato dal prevalere dell’estetica da “fiction” televisiva a buon mercato, forse specchio fin troppo fedele della “società dello spettacolo”, dove l’arte è vista quasi con sospetto, a causa del suo potere destabilizzante e per la capacità di trattare contenuti “politicamente non corretti”.

E’ stato commovente ascoltare dalla voce rotta dall’emozione di Vittorio Taviani il commento a Cesare deve morire, definito dal vecchio artista come un film nato da un grande dolore che il racconto cinematografico ha fatto diventare arte.

Ancora una volta, in un momento di crisi generale dell’economia e della società italiana e mondiale, il cinema fa sentire la sua voce, smentendo l’assurda definizione di “improduttività” dell’arte e della cultura, data con irresponsabile faciloneria da economisti e politici nazionali, incapaci di individuare le eccellenze della società italiana e la loro capacità di creare valore.