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La cittadinanza italiana ai figli degli immigrati

I minori residenti in Italia, figli di genitori stranieri sono oltre un milione. Frequentano le stesse scuole e gli asili comunali dei nostri figli, parlano la nostra lingua e i dialetti. Hanno assimilato la nostra cultura. Amano l’Italia, spesso molto più degli italiani stessi, e vogliono che il loro futuro sia qui da noi.

Sono una linfa vitale per un Paese vecchio, dove non nascono più bambini. Una vera risorsa per un Paese che fatica a stare in piedi, a crescere e svilupparsi.
Oggi lo status giuridico di questi “nuovi italiani” si basa su una legge anacronistica. La cittadinanza è legata al fatto che i loro genitori siano italiani (il cosiddetto ius sanguinis). Ora, però, non solo il Capo dello Stato, i vescovi e gli enti locali premono a favore della cittadinanza ai bambini stranieri nati in Italia (ius soli), ma è una rivendicazione che sta maturando nella società e in Parlamento, nonostante una tenace ed ignorante resistenza di chi, nel precedente Governo, ha ispirato provvedimenti di esclusione.
Come può spaventare la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia? Come si fa a non capire che la stessa identità nazionale, oggi, è in movimento continuo. Esposta com’è al contagio di culture diverse, alla pluralità di soggetti con cui dobbiamo convivere e interagire?
E’ folle non riconoscere un dato di fatto. I “nuovi italiani” sono quei bambini nati da noi, che crescono e vivono assieme ai nostri figli.
La cittadinanza ai minori figli di stranieri è l’approdo di un cammino che renderà più maturo e civile il nostro Paese.

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