POLITICA

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Russia. Vantaggi e pecche della politica putiniana

A Homs i quartieri della rivolta sono stati soppressi. Sono queste le informazioni che arrivano dalla Siria. I ribelli ormai sono un nucleo ben contraddistinto che non può più resistere a lungo e che, entro breve, verrà bloccato del tutto. Tra smentite e contro smentite, a Mosca si svolge un importante incontro programmato nei giorni scorsi. Il protagonista è il futuro candidato – reiteratamente candidato – Vladimir Putin.

A sedere a fianco al tavolo delle interrogazioni assieme al premier, alcuni direttori e famosi giornalisti di diverse redazioni mediatiche ben conosciute. Partendo dal Times, passando per Repubblica, e arrivando a Le Monde. Un'occasione, insomma, da inserire tra le più importanti. I temi affrontati sono i più disparati.

I giornalisti cominciano a calcare la mano con le accuse di broglio elettorale rivolte al premier. Lui nega nel modo più assoluto e dice che per essere processato legalmente non deve essere la popolazione di oppositori – ovviamente – a farlo, bensì gli organi competenti. Inoltre, invita gli stessi oppositori a mostrare prove che per adesso rimangono inesistenti e che, quindi, non rendono possibili accuse ufficiali.

Andando avanti con le portate del pranzo offerto dal premier, i giornalisti continuano il loro terzo grado. Parlano del suo mandato e di quanto esso possa essere longevo. Con la prossima candidatura si abbatterà la soglia dei 16 anni di carica ininterrotta. Una soglia che appare di facile abbattimento, considerato che le statistiche lo danno vincitore già dal primo turno elettivo.

Gli chiedono quindi quali siano i suoi progetti. Un'altra candidatura dopo quest'ultima o il ritiro, oltre che i motivi per il quale il suo operato sia sottoposto a un così vasto consenso, talmente alto che sarebbe improbabile non sentirvi una certa puzza.

Putin comincia a rispondere, parlando del suo impegno politico attuale e facendo si che le prospettive future non vengano a interferire. Dice che intanto è meglio parlare di questo mandato, per cui ancora non è stato eletto, ma che appare alla sua portata molto più di altre nazionalità. Liquidando i giornalisti con un semplice <<24 anni di mandato? Se il popolo lo vuole, perché no?>>, i motivi dell'appoggio popolare – dice – sono facili da individuare. I pochi oppositori, difatti, è normale che ci siano e facciano parte di una classe giovanile media che non ha fatto i conti in modo netto con il mondo circostante e che non sa che cosa sia stato in passato, quando la povertà e la disoccupazione imperversavano sui vecchi kulaki. Oggi questa situazione ha effettuato una concreta inversione di fronte, mediante cui è stato – ed è – possibile vivere in una maniera che fino a un paio – neppure – di decenni fa era soltanto un miraggio, una reminiscenza di poco conto – se mai è stato reale prima. Il tasso di occupazione si è alzato come non mai, l'economia rilanciata fino a diventare una potenza mondiale di prim'ordine, come del resto è stato a livello “armamenti”, con la risposta a una vecchia richiesta popolare che voleva constare di difese solide con cui poter fronteggiare un eventuale conflitto interno. In aggiunta, gli stipendi sono saliti di 2,4 volte, quindi non vede il motivo per dover cedere il passo a qualche candidato che oggi può offrire soltanto una demagogica retorica, e non fatti reali come quelli su cui lui si è già cimentato in questi anni, provando la sua affidabilità sul campo.

Verso la fine della singolare “conferenza stampa”, a Putin viene sottoposto il caso Siria. Viene chiesto che cosa stia accadendo e come mai la Russia sia così decisa a non cedere sul fronte della risoluzione Onu. Il premier sorride e non si fa certo cogliere impreparato alla domanda. Dice che Assad si trova alle strette in questo momento e che la stampa internazionale stia attaccando il suo operato in modo sospetto. Ma, rincarando la dose, sottolinea come i media stranieri stiano facendo lo stesso sul suo operato, la decisione di non intervenire negli scontri da parte della Russia – e della Cina al seguito.

Il perché di tal scelta è semplice e del tutto legittimo. Come già dimostrato dai conflitti passati, l'intervento internazionale non può che portare a guai seri, anzi serissimi. Accusa la stampa di aver parlato abbondantemente dei motivi per cui la guerra è scaturita, prendendo le parti dei ribelli, il che è estremamente veritiero. Inoltre, accusa la stampa di non aver parlato che in maniera pressapochista, se non nulla, di quanto accaduto dopo la risoluzione nel conflitto, ad esempio in Libia. Stupri, violenze su donne, anziani e bambini, omicidi passati sotto silenzio, persone dilaniate senza nessuno scopo o motivo, il che è, in modo ineccepibile, altrettanto veritiero. La risposta logica è quindi che la Russia abbia deciso di non intervenire per non fomentare questa situazione di estrema conflittualità interna, una guerra civile feroce quanto incontrollabile, che verrebbe a coinvolgere cittadini comuni, semplici famiglie prive di volontà ribelli.

Su questo fatto tutto può essere veritiero e quindi considerabile come una scusante legittima, se non fosse per il fatto che il ragionamento mostra una pecca, facendolo divenire così una semplice scusante, al massimo una scusante illegittima.

Se la Russia sta infatti prendendo posizione per far si che la popolazione possa non essere accostata a morti e oscenità di varia natura, in che modo può rimanere ferma oggi? Putin avrebbe ragione se ci fossero al massimo dieci morti al mese, perché una guerra civile presenterebbe numeri di gran lunga superiori. In questo caso, però, le cifre sono totalmente differenti. 8000 morti. Più di 8000 morti. La Russia si proclama su questa linea di questa posizione per evitare la morte incombente sui civili, eppure i civili stanno già morendo. Se davvero lo stato sovietico fosse dalla parte della popolazione, se veramente volesse la pace globale, allora acconsentirebbe, annuendo sul fatto che queste cifre siano già arrivate a sfiorare – e forse surclassare – quelle da guerra civile. E, se veramente volesse la pace, difficilmente Putin potrebbe starsene a guardare.