POLITICA

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La crisi economica e sociale e l'allarme per l'escalation del terrorismo

Nell’ultima settimana, ci sono stati diversi episodi violenti nel nostro paese, legati alla grave crisi economica, sociale e politica in atto. Dapprima, l’agguato di Genova, dove l’ingegner Adinolfi dell’Ansaldo è stato “gambizzato” da due sconosciuti. A Napoli, gruppi di disoccupati e altri dimostranti provenienti dai centri sociali hanno assediato una sede di Equitalia, perché chiedevano – in  segno di rispetto per un imprenditore suicidatosi a causa dell’incapacità di far fronte al pagamento delle tasse – la chiusura degli uffici. A Livorno, due bombe-carta sono esplose presso un’altra sede di Equitalia. Infine, è arrivata la rivendicazione dell’attentato al manager dell’Ansaldo da parte di un gruppo anarchico rivoluzionario. Ieri, il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri  ha espresso il timore di una possibile “escalation” del terrorismo in Italia.

Incalzata dai cronisti che le chiedevano quali mezzi avrebbe usato lo Stato per difendere cittadini e istituzioni pubbliche e private, il ministro non ha escluso l’utilizzo dei militari, specificando che non ci sarà bisogno di nuovi contingenti, ma si provvederà a utilizzare in maniera più razionale le forze già presenti sul territorio nazionale, che si dedicano da tempo a compiti di mantenimento dell’ordine pubblico.

E la politica cosa fa, nel frattempo, per tentare di rimuovere le cause del malcontento popolare, che può provocare gesti estremi da parte di individui e gruppi già da tempo dediti alla protesta violenta?

Le ultime elezioni amministrative parziali hanno penalizzato fortemente i partiti che appoggiano il governo Monti. E si è levato subito il coro di molti parlamentari delle diverse forze politiche, che indicano nell’eccessivo ricorso alla tassazione da parte del governo la causa delle proteste sociali.

In Europa, da poco Sarkozy è stato battuto alle elezioni presidenziali dal socialista Francois Hollande; mentre in Germania, proprio ieri, la  Cdu, partito della Cancelliera Merkel, è stata battuta alle elezioni nel Land Nord Reno-Westfalia, dove hanno trionfato i socialisti dello Spd guidati da Hannelore Kraft.

L’asse del rigore economico-sociale denominato “Merkozy” è messo in seria discussione, a guardare anche il dramma della Grecia – sempre sull’orlo del “default” economico – che non riesce a formare un governo e potrebbe uscire dalla “zona euro” per ritornare alla vecchia moneta.

In Italia e in Europa, la causa della rivolta popolare sembra non solo essere la contingente crisi economica, ma soprattutto la mancanza di risposte politiche adeguate. Il rigore, i sacrifici, le tasse sembrano misure vecchie e inadeguate, da sole, a far riprendere l’economia e, soprattutto, sembrano intollerabili ai cittadini appartenenti alle fasce sociali più deboli: giovani disoccupati, pensionati, famiglie in stato di disagio economico.

E’ una crisi di sistema quella che stiamo vivendo. La crisi del sistema economico, politico e sociale del “liberismo” anche moderato, ma da sempre convinto che il “mercato” avrebbe regolato per sempre e per il meglio l’economia e la società delle nazioni e del pianeta.

La “forbice sociale” tra la minoranza dei troppo ricchi e la maggioranza dei poveri sempre più poveri, invece, negli ultimi decenni si è progressivamente allargata.

Adesso che c’è la crisi economica, la ricetta “liberista” appare  ingiusta e intollerabile, anche perché gestita da quelle forze economiche, sociali e politiche che hanno guidato in maniera fallimentare, nel passato più recente, la governance mondiale.


 

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