POLITICA

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Lega: anche Umberto Bossi è indagato per truffa ai danni dello Stato

Umberto Bossi vedeva tutto, sapeva tutto. Era al corrente della gran quantità di denaro che usciva dalle casse della Lega e finiva nelle tasche dei figli Renzo e Riccardo per viaggi, discoteche, spese mediche e legali. Ed era consapevole della sottrazione di fondi provenienti dai rimborsi elettorali assegnati alla Lega.

 

Ad informarlo era Francesco Belsito, l’ex tesoriere del Carroccio, che su pressante richiesta della famiglia e dei fedelissimi del Senatur apriva in continuazione i cordoni della borsa. E’ questa la ricostruzione degli inquirenti.

Ora Umberto Bossi è indagato anche lui dalla Procura di Milano per truffa ai danni dello Stato. L’accusa si riferisce ai 18 milioni di rimborsi elettorali ottenuti dal movimento nell’agosto 2011 sulla scorta di un rendiconto che i pm non ritengono veritiero. Solo truccando le voci di entrata e uscita del bilancio 2011, sostengono i magistrati, la Lega è riuscita a farsi assegnare il denaro pubblico relativo all’anno 2010.

Ai figli del leader padano, Renzo e Riccardo, è stato invece consegnato un avviso di garanzia per appropriazione indebita in relazione ai conti personali saldati, secondo la Procura, con il denaro del Carroccio.

Di questo meccanismo truffaldino il Senatur sarebbe stato un ingranaggio centrale. «Umberto Bossi firmava i rendiconti del partito», ha messo in chiaro nella sua deposizione la responsabile amministrativa di via Bellerio Nadia Dagrada, le cui dichiarazioni rappresentano uno dei cardini dell’accusa al Senatur. «Abbiamo proceduto all’iscrizione di Bossi poiché sussistono evidenze formali», spiegano in Procura. In primo luogo c’è la sua firma in calce a bilanci ritenuti artefatti, motivo per cui non poteva non essere al corrente dei soldi sottratti e risulta formalmente responsabile tanto quanto Belsito di aver richiesto rimborsi elettorali sulla base di conti forse truccati. Ma pare che anche il Senatur avrebbe attinto in abbondanza alla liquidità del partito per spese mediche, per la ristrutturazione del terrazzo della casa di Gemonio e per una vacanza estiva in albergo ad Alassio con tutta la famiglia.

Tra le nuove iscrizioni figurano quella del senatore Piergiorgio Stiffoni per peculato e dell’imprenditore Paolo Scala per riciclaggio: quest’ultimo avrebbe messo a disposizione un conto cipriota sul quale sono finiti soldi per investimenti sospetti del valore di 6 milioni di euro.