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A tu per tu con Franco Vassia. Dal Beat ai giorni nostri

Le giornate italiane degli ultimi giorni continuano ad essere calde e soleggiate ma gli animi italiani degli ultimi mesi, oramai freddi e umidi.

Sembriamo assopiti, stanchi di vita. Noi che ne abbiamo davanti una intera?

'E' l'ora di inebriarsi! Per non essere schiavi martirizzati del Tempo, inebriativi senza tragua. Di vino, di poesia, di virtù, a piacer vostro', scriveva Baudelaire.

Meglio essere ubriachi alla nostra età, a piacer nostro.

Franco Vassia è uno scrittore alla ricerca di coloro che ricercano.

I suoi libri La terra di nessuno, Resistere a Mafiapoli, Abitare il sogno, I Campi della memoria accompagnano la sua passione smisurata per la musica, quella acculturata, facendo di Nobody's land la rivista musicale del progressiv rock e non solo.

Il giornalista Vassia ha incontrato grandi nomi come Gary Brooker, 'il mandarino dei Procol Harum, Fabrizio de Andrè, Claudio Lolli, James Senese, Teresa De Sio, Gian Maria Testa, Napoli Centrale, Le Orme...

Ogni intervista porta con sè ricordi e tempi passati.

L'ultimo giorno, quello della partenza, ero lì seduta a Candia a bere il mio succo di mirtillo al bar.

Franco stava salutando un amico ed io ero assorta in quell' 'Inebriativi' di Baudelaire, scritto su un segnaposto lì sul tavolo, e più che un poeta 'soffocato dalle nuvole d'oppio e dall'alcool' mi è parso un ubriaco di vita.

Ci salutiamo lì, dove appena qualche giorno prima, aspettando Giovanni Impastato da Palermo, abbiamo cominciato la nostra lunga chiacchierata ricca di note musicali con voglie di futuro più certo.

Per Vassia 'la Musica è un canale di trasmissione per il giovane'.

La definisce come 'l'unica arma che era in mano ai giovani depotenziata dall'industria'.

Gli chiedo: il primo album che comprasti e a che età?

Aveva quatordici anni quando comprò un disco italiano: 'Noi non ci saremo' dei Nomadi.

'Mi piaceva molto il Beat, la fronda ingenua del Rock che però ha aperto delle strade veramente ampie alla musica futura. In quel periodo c'erano radio italiane che venivano trasmesse dai barconi nelle acque neutre, al largo dell'Inghilterra. In quel modo non pagavano i diritti'.

Mi spiega come i gruppi, in Italia, copiavano quelle sonorità e ne facevano delle cover.

'Il volto della vita' di Caterina Caselli era una rivisitazione italiana de Days of Pearly Spencer di David McWilliams.' Era un fenomeno il Beat maturato a tal punto da creare i presupposti per il Rock eversivo' .

Una cantante donna, straniera che ti ha colpito, affascinato?

'Da piccolo avevo una cotta pazzesca per Patty Pravo, perchè rappresentava la trasgressione, una bella ragazza, molto indipendente.

Ha fatto delle cose bellissime, dove già si intravedevano le avvisaglie della musica classica, della musica sinfonica che si sposava con la canzonetta'.

Patty Smith, intervistata da Franco Vassia, ha invece per lui rappresentato l'Altra America.

Lo ha colpito come cantante e alzando appena il tono: 'è stata erroneamente definita la regina del Punk. Non c'entra proprio niente. Il Punk è stato un fenomeno creato a tavolino per spennare i gonzi'.

E quindi i Clash, i Cure?

'I Clash hanno una storia di ribellione operaia. Malcom McLaren, fondatore dei Sex Pistols, lo definisce il (Punk, n.d.r) la più grande truffa del Rock and roll. Il Rock progressivo aveva fatto la sua parobola, era rrivato alla fine della corsa, gli stadi non erano più pieni. Così si è avuto un tracollo delle vendite e la musica dalle uova d'oro, massacrata dai giornalisti, sarà chiamata Musica per dinosauri'.

E la musica demistificata?

Capisco come, per Franco, sia fondamentale credere in quello che si fa e come le canzoni demistificate non siano fenomeni culturali ma 'fenomeni espressivi, pagati, superpagati per far vedere la ribellione. Ma quando è monetizzata non è ribellione'.

Credi nell'unità della differenza?

'La differenza è già una cosa sbagliata. Se ce ne sono di differenze vuol dire che la società non è sana'.

Differenze e unità fanno cultura. Le diverse culture fanno civiltà.

'Verissimo, certo' annuisce e continua dicendo: 'Io penso che qualsiasi cosa abbia dei collanti che possano creare veramente una specie d'essere buoni conduttori di calore, di elettricità, come fili elettrici che portano a degli stimoli, è qualcosa di spettacolare'.

I giovani, quanto sono importanti per te i giovani, quanto ti stimolano, quanto ti danno?

'Secondo me i giovani sono la cosa più importante che ha una nazione. Oggi il berlusconismo ha tagliato quello che poteva essere il futuro. Oggi, mettere al mondo dei figli è un'incognita, è un interrogativo. Oggi, a vincere sono i servi della gleba'.

La chiacchierata si fa sempre più viva  e Franco mi dice che i giovani hanno la potenzialità e la capacità di cambiare le cose, ma anche se c'è qualcuno a rompere la cosa omogeneizzata viene visto in maniera sbagliata. I personaggi fuori dagli schemi che dicono le cose come stanno, vengono definiti sovversivi'.

Con un sorriso rispondo: si è portatori di libertà.

Franco crede fermamente nella forza giovane della nostra generazione, sembra voglia proteggerci, ma allo stesso tempo spronarci nonostante, dice, 'il giovane sia stato depotenziato a livello intellettivo'.

L'ospitalità di Franco Vassia si è concretizzata venerdì 8 aprile 2011.

A Settimo Torinese, presso la biblioteca Archimede, Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia l'8 maggio del 1978 e lo stesso Franco Vassia hanno ricevuto due premi speciali della ventunesima edizione del concorso 'Garcia Lorca' come autori del libro Resistere a mafiopoli.

Giovanni si racconta e racconta attraverso le domande del giornalista Vassia, l'infanzia, le paure, l'orgoglio e un coraggio forte di una madre che ha perso un uomo ricco in libertà perchè amava la sua terra colorata non di sangue e lutto ma di colori vivi di cui la sua, la nostra Sicilia profuma.

Leggendo il libro Resistere a mafiopoli c'è una messa in scena in atto di Peppino e i suoi amici riguardo al nucleare. E' una forma d'arte che arriva fortissima perchè è comunicazione, coatta.

Così la mia ultima domanda è: l'arte quindi va di pari passo con la musica, con l'arte dello scrivere. E' tutto correlato? Si può comunicare con l'Arte?

'L'Arte, i beni culturali dovrebbero essere il bene supremo degli italiani. L'Arte è un messaggio: il primo in assoluto che può arrivare'.

Così ' se a volte sui gradini di un palazzo, sull'erba verde di un fosso, nella triste solitudune della vostra camera, vi risvegliate e l'ebrezza è già diminuita o svanita, chiedete al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a ogni cosa che fugge, che geme, che scorre, che canta, che parla, ciedete che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno: è l'ora di inebriarsi!' Baudelaire.

O, in tempi moderni, per dirla alla Steve Jobs:

'Siate affamati, siate folli'.