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Incomprensione: la Malattia del Mondo dei Sani

Oggi come duecento anni fa, ciò che ci circonda non sembra essere cambiato di molto. Sia per quanto riguarda il modo di vedere l'ambiente esterno, sia per il modo di interpretare quegli stessi fotogrammi. Le opportunità. Parole che sembrano sacre, ma che in realtà più di una volta non vengono consegnate nelle mani di chi le merita.
Lo stato in cui vige il nostro amato paese, il governo che sovvenziona determinate scelte, e i burattini che con tanta passione e dedizione aspirano a contribuirvi con cecità assoluta, queste, tutte assieme, sono opere fautrici di un sensazionale stato di cose estremamente labile.

 

Ma c'è una cosa in particolare che colpisce, quasi come un masso appena distaccatosi dalle montagne, e che per fortuna non lo ha fatto nei terremoti degli scorsi giorni – nel qual caso sarebbe stato preoccupante visto che il tumultuoso avvenimento si è tenuto specialmente ai piedi della sterminata pianura padana.
La società oggi sembra non voler prendere sul serio delle voci di corridoio o semplicemente dei punti di vista che si distaccano, per quanto possibile, da un benemerito stato mentale continuamente e comunemente condiviso, preso e accettato quasi come fosse oro colato. Certo, non si può mettere in croce una persona. D'altra parte, se davvero si vuole chiederci da quanto tempo le cose stanno così, magari si verrà presto a scoprire che le cose sono sempre state così.

L'aspetto dell'essere umano, quello stesso essere che alcuni professano essere giunto da un misterioso e arcano essere divino, altri invece da un altrettanto obsoleta entità chiamata natura, è sempre rimasto sulle sue fondamentali linee guida, le stesse con cui è nato o è stato creato. Ciò che lui pensa è legge. E questo, purtroppo, non è un fatto che caratterizza solo un determinato tipo di persone, bensì alla stragrande maggioranza di esse.
Per quanti parolieri possano esserci ad elargire fiotti di dolci argomentazioni sulla creatività e sulla stratosferica bellezza del mettere in discussione ciò che usualmente vediamo accadere tutti i giorni, quando quel qualcuno che è in grado di farlo prende in mano le redini del gioco e prova a destrutturare – che parolone – il mondo circostante, quello stesso è preso come un essere. Certamente, si alzi il sipario. Quello è un essere, non più un uomo. È un essere paranormale, forse extraterrestre o, più specificatamente, un uomo a cui ha dato di volta il cervello.

Fa male pensarlo, fa male ammetterlo, sopratutto, e, difatti, le persone volenterose che parrebbero volerlo fare si contano sulle dita di una mano mozzata. Questo perché l'uomo, e sembra che la cosa sia sempre più un dato di fatto, per sua natura non vuole mettere in discussione quello che vede. L'uomo vuole risposte e, nel caso in cui esse sembrino non arrivare mai, è disposto a darsi risposte dettate da altri, risposte che magari non sono corrette, risposte che conducono su vie sbagliate, ma pur sempre risposte. False, è ovvio, ma risposte. Se qualcuno vuole dare risposte diverse, spiacente, quel qualcuno verrà messo ai margini.

Nel 1843 nacque un “grande uomo” – allora solo un neonato, com'è ovvio che sia –, uno di quelli che molti definirebbero “quadrato”. Dedicò la sua vita, praticamente tutta, cercando risposte. E un giorno, giunto alla fine di quel percorso che per decenni gli aveva fatto interiorizzare e scoprire leggi che apparivano come anticonformiste, ma che allo stesso tempo erano molto più corrette di quelle che in precedenza venivano ritenute tali, confidò che di fronte a lui si trovava ancora l'oceano della verità, del tutto inesplorato. Quell'uomo, geniale fuori da ogni limite d'immaginazione, trascorse la vita da solo, solo con le sue teorie e con i suoi colpi di fulmine. Colpi di fulmine che non erano indirizzati nei confronti di una persona, bensì di una disciplina, la scienza. Ma nessuno parve comprenderlo finché le sue gesta non vennero valutate dai successori. Un passaggio già visto e quasi sempre ripetutosi. Quell'uomo, talvolta ritenuto uno squilibrato, è qualcuno che oggi in molti conoscono e, in alternativa, dovrebbero conoscere. Quell'uomo era Isaac Newton.

Oggi come duecento anni fa, le cose non sono cambiate. Oggi, come duecento anni fa, l'incomprensione è ancora la malattia più grande che possa affliggere i “sani”.