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Dove vince la Passione

Sport.
Una parola, uno stile di vita, un obiettivo tanto impossibile da raggiungere che è difficile anche solo pensarci immersi in quel mondo. E forse è questo il motivo per cui le persone lasciano che la propria vita si allontani da esso. Iniziano, vanno alla sbando, con le solite insignificanti – ma non controbattibili – scuse di routine. È colpa del troppo lavoro, dello stress in cui la vita ci immerge, dei troppi pensieri che si insinuano come veleno nella nostra esistenza. Non ci sono alterative. Presto o tardi, la maggior parte delle persone si allontana dallo sport, rinnegandolo, abiurando quello che un tempo è stato un fatto inestimabile, una parte della nostra vita difficile da dimenticare, ma altrettanto impossibile da abbracciare nuovamente.

Che cosa accade allora? Qual'è il motivo che ci spinge a compiere questa scelta?
Be', per prima cosa troviamo quelle che sono recitate come scuse. Troppo poco tempo lasciato da famiglia, bambini, persone care ormai anziane da accudire. E questo rappresenta una verità innegabile, ma soltanto fin quando il confine tra realtà e finzione non le trasforma in semplici scuse.

Perché c'è un limite oltre il quale le loro sembianze cambiano. Un muro dopo cui da verità assumono le fattezze di scuse. Esattamente quando la vita inizia a diventare monotona, inizia a perdere d'intensità. A volte purtroppo è impossibile, e sicuramente non saranno quei casi a costituire un campione da prendere in considerazione. Non perché non siano importanti, anzi. Sotto il profilo psicologico, umano, quelle persone sono le più interessanti che questo mondo possa offrire, le stesse che ognuno di noi dovrebbe prendere a esempio.

Ma nella restante parte – e, per sottinteso, la gran parte – lo sport viene relegato in un angolino, viene spinto in un buco, poi chiuso, magari per sempre, con una bella colata di cemento armato. Allontanato dalla nostra vita, scacciato come un nemico da cui è impossibile non prendere le distanze per sopravvivere. Eppure, preso atto di tutte quante le motivazioni più disparate che possono pervenire, questo non è mai un bene.

In questa sede, non si sta dicendo che lo sport sia l'unico mezzo per arrivare a quel complesso spazio vitale che è la felicità. Assolutamente. Lungi da chiunque il solo menzionare quest'idea. Però si sta dicendo quanto esso può essere, nel suo piccolo, un punto di partenza non indifferente.
Lasciandolo a sé, non provando più neppure a pensarlo come parte integrante attiva – ovvero non di fronte al teleschermo – della nostra esistenza, abbiamo commesso un grosso errore. Forse, imperdonabile.

Perché c'è qualcosa in questa parola, dal suono all'eco che essa provoca, che si abbatte sulla nostra vita e la cambia radicalmente. Un motivo aggiuntivo, una strada secondaria per raggiungere la felicità. E noi non ce ne rendiamo conto, non ce ne accorgiamo perché ci sembra così lontano da noi e da tutto ciò che siamo.

Riguardo a questo, è molto interessante una frase letta su una rivista. Un commento all'intervista nei confronti di Murakami Haruki, uno scrittore tra i più brillanti del mondo moderno. Parlando di ciò che lui è, è stato impossibile nascondere la passione che lo accompagna ogni giorno, anno dopo anno, nella sua particolare stilistica di vita. Quella del podismo, del jogging, detto all'inglese. In uno dei commenti da parte dei suoi fan, ripeto, davvero molto intrigante, anche se le esatte parole non erano queste, l'intervistato recitava così il proprio parere:

<< [..] Non riesco neanche a pensare a Murakami in pantaloncini corti e t-shirt, come un qualunque altro impiegato che corre per smaltire un po' di pancetta prima di rientrare in ufficio. Per me è inconcepibile. […] >>

Con queste parole, con la malinconica tristezza che esse celano, si può capire a che punto la nostra società – sempre intendendo una parte di essa, perché sarebbe impossibile generalizzare il tutto – abbia trascurato lo sport, l'attività fisica. Come essa sia stata svalutata, analogamente alla lira italiana degli ultimi tempi. È terribile anche solo pensarci, perché leggendo quelle parole, statene pure certi, perfino Murakami non avrebbe provato indifferenza.

E questo perché lo sport non è solo un modo di smaltire la “pancetta”. Lo sport è amore, passione, investimento su qualcosa che può aiutare a migliorare la nostra vita. Qualcuno che lo ha provato, qualcuno che nel corso della sua esistenza ha trovato davvero qualcosa di questo genere, può capire le parole contenute in queste quattro righe gettate lì. Non saranno certo queste parole al vento a far cambiare idea a chi sta intorno, però non è da trascurare l'eventualità che possano toccare gli occhi e le orecchie di uomini e donne che si sentono bisognosi di nuove esperienze, di nuovi raggi che in questi tempi bui possano rischiarare la quotidianità.

A differenza del commento sopra citato, a differenza di quello che molti pensano esattamente come la persona che ha pronunciato quelle parole, la passione è un sentimento troppo forte da essere contrastato. È una vocazione, una nuova iniezione di energia che da la forza di andare avanti, gettando nel momento stesso in cui la si pratica un barbiglio di speranza intorno a noi.

E, per concludere, è necessario fare un'ultima annotazione.
Badate bene, lo sport molte volte significa passione, questo è sicuro. Però, e questo non va trascurato, la passione la si può ritrovare ovunque. In fondo, che senso avrebbe realmente correre per dieci chilometri al giorno, andare in bici due ore ogni volta che ce n'è l'opportunità, nuotare per un'ora intera senza mai fermarsi, se lo sport non è la professione che ci siamo scelti? La risposta è sempre la stessa. Nessuna, non ci sarebbe nessuna ragione. Eppure, malgrado tutte le motivazioni così difficili da raggiungere, gli appassionati continuano a praticarlo, soltanto per il gusto di farlo. Quindi, ciò che vogliamo dire è che non importa quello da cui la passione scaturisce e in cui ritorna. Non importa se ciò che rende felice sia lo scrivere quattro romanzi soltanto con la speranza nel futuro, l'uscire in mountain-bike un'ora al giorno, o il rimanere imperterriti a fissare l'orizzonte, con le sue sfumature di colori variopinti. La cosa importante, veramente importante, sta nel trovare la passione. E, se volete fidarvi, la passione si può trovare. È come il cercare la nostra anima gemella. Potete ignorarla, lasciare che vi scorra a fianco, non gettarle mai neppure uno sguardo, né reale, né immaginario. Ma poi, alla fine, non potrete negare l'evidenza dei fatti.
Lei era lì, bastava soltanto cercarla.