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Per fare un maschio più maschio, ci vuole una femmina

La mascolinità è anche una questione genetica, non solo ormonale. E' la scoperta pubblicata nei giorni scorsi su Newscientist.com, secondo la quale non soltanto gli ormoni, ma anche i cromosomi sessuali intervengono ad influenzare ed orientare il comportamento sessuale: la presenza di geni femminili 'extra' in un maschio ne aumenta la mascolinità.

Secondo l' ipotesi che finora ha prevalso, il differente comportamento sessuale maschile e femminile è dovuto all' azione di ormoni diversi, che comincia a livello ancora fetale: a differenza dei feti cromosomicamente femmine, infatti, i feti maschi sono sottoposti all' azione del testosterone dalla IV settimana di vita.

L' idea che tale differenza possa essere determinata anche dai cromosomi sessuali germoglia nei laboratori dell' Università della Virginia, a Charlotsville, dove un gruppo di ricercatori, guidato da Emilie Rissman, assiste ad una mutazione genetica nei topi a carico della regione del cromosoma Y che interessa la determinazione sessuale: i topi sono maschi, ma presentano due cromosomi X. A parità di livello di testosterone registrato, questi topi maschi XXY manifestano, rispetto ai topi maschi XY, comportamenti sessuali più mascolini; si accoppiano più spesso ed hanno eiaculazioni più veloci e frequenti.

Il confronto e lo studio del comportamento delle due tipologie di topi ha consentito di appurare che la differenza dei comportamenti sessuali è dovuta all' azione di un fattore sconosciuto sul cromosoma X e non alla mancanza del cromosoma Y. Sembrerebbe, infatti, che i livelli di espressione di un gene (o di più geni) sconosciuto sul cromosoma X possano influenzare il comportamento sessuale dei topi e, probabilmente, di altri mammiferi.

Quanto il risultato di tali scoperte possa riguardare anche gli esseri umani, resta da stabilire. Quali e quanti scenari si aprirebbero nuovamente sullo studio dei comportamenti sessuali, eterosessualità e omosessualità compresi, è solo lontanamente ipotizzabile. Certo, se si riuscisse ad identificare la regione del cromosoma X connessa con l' attività sessuale, le sue proteine potrebbero essere il prossimo obiettivo nella cura dei disturbi sessuali legati alla carenza di libido.