SCIENZA & AMBIENTE

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La "Blue economy": un ritorno alla natura?

Nel tempo storico di una crisi ambientale di proporzioni tali da far preoccupare gli scienziati e i cittadini più informati, si parla sempre più di “Green economy” e sviluppo sostenibile. Ma sulla scena del dibattito sul pianeta Terra da salvare dall’aggressione delle attività umane troppo inquinanti, dal saccheggio delle risorse naturali e dalla eccessiva produzione di rifiuti, ecco apparire la “Blue economy”.

La parola magica è: “biomimesi”. In parole più semplici, alcuni studiosi – il più noto dei quali è Gunter Pauli, economista e fondatore del Progetto ZERI, acronimo che sta a indicare la “Zero Emission Research and Initiative” – hanno indicato un modo diverso, più  economico e produttivo di fare impresa, salvaguardando le risorse già forse compromesse di un pianeta come la Terra.

L’idea è che bisogna “imitare” la natura in ciò che già fa e nel modo in cui essa produce ciò di cui hanno bisogno i sistemi fisici e gli esseri viventi, uomo compreso.

Mentre la “Green economy” e l’impegno per lo sviluppo sostenibile si ripropongono di invertire la rotta di una economia fondata sulla convinzione che sia possibile e necessaria al benessere sociale una produzione e un consumo illimitato su di un pianeta che ha dei limiti, la “Blue economy” vuole introdurre un nuovo modello economico e sociale. Questo è caratterizzato da nuove modalità di produzione e di consumo, in grado di operare senza danneggiare in maniera irreversibile l’ambiente.

La rete di economisti, scienziati e studiosi della società che compone il Progetto ZERI pensa all’uso innovativo di nuove tecnologie che imitino la riproduzione dell’ambiente naturale. Si progettano, quindi, telefoni cellulari senza batterie, ma che sfruttino il calore corporeo per funzionare oppure sistemi strutturali e tecnologici che "imparino" a raccogliere le acque come fanno alcune specie di coleotteri, riducendo così gli enormi flussi di energia che portano al “global warming”, il riscaldamento climatico, e così via.

Lo scopo di una ricerca come quella appena descritta è chiaro: creare un’economia che usi meno risorse, soprattutto quelle non rinnovabili e abbassare drasticamente l’alta percentuale di emissioni di gas serra nelle attività produttive. Si tratta di salvaguardare la biosfera dall’aggressione antropica: vale a dire dalla distruttività delle azioni umane, insite nel vecchio modello di sviluppo economico finora seguito.

Non è da sottovalutare, infine, il risvolto che la “Blue economy” avrebbe – secondo gli studiosi del Progetto ZERI – sulla vita sociale, con un impulso maggiore per nuove attività lavorative “non inquinanti” e un notevole sviluppo del “capitale sociale” nel processo produttivo ed economico.

Gli scettici criticano questo nuovo modello e parlano, naturalmente, di aspetti “fantascientifici” e di un ritorno alla natura poco realizzabile. Altri commentatori, invece, sostengono che le possibili aspettative della nuova “economia blu” potrebbero rimanere deluse non tanto dal punto di vista economico e dall'uso delle nuove tecnologie, ma dalla resistenza del “modello di vita” produttivistico e consumistico ormai diffuso sull’intero pianeta.