SCIENZA & AMBIENTE

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A un anno da Fukushima, un'altra idea di progresso

Alle 14 e 46 dell’11 marzo 2011, un anno fa, un terremoto di magnitudo 9 della scala Richter durato ben due minuti – uno dei più violenti degli ultimi 150 anni in tutto il pianeta – seminò morte e distruzione in Giappone. Alla scossa seguì uno tsunami con onde alte fino a 14 metri che investirono la costa del distretto di Fukushima, dove la centrale nucleare – costruita per poter fronteggiare eventuali tsunami con onde di non oltre sei metri – fu scossa da violente esplosioni che portarono al disastro nucleare peggiore dopo Chernobyl. Una vecchia visione del progresso viene messa in discussione dopo Fukushima?

Le vittime, tra morti e dispersi, furono più di 19mila e, ancora oggi, sono 100mila gli sfollati nel circondario della zona colpita. Nonostante la proverbiale capacità dei nipponici di reagire alle catastrofi, quelle naturali e quelle causate dalla nefasta azione degli uomini, i segni della tragedia restano lì a rappresentare le conseguenze di decennali politiche economiche e ambientali che hanno messo in secondo piano il benessere e la sicurezza della collettività, sacrificandola davanti all’altare dell’onnipotenza tecnologica al servizio del profitto economico.

L’Imperatore Akihito e la moglie Michiko, il premier Yoshihika Noda e tutto il popolo giapponese –  assieme al mondo intero, che un anno fa seguì per giorni e settimane l’evolversi di un epocale incubo nucleare – si riuniscono oggi per ricordare, a un anno dal sisma, dallo tsunami e dal disastro nucleare, soprattutto le conseguenze di un’idea sbagliata di “progresso”.

Nonostante le “scuse” della Tepco, il pericolo contaminazione e lo smaltimento ancora in corso di quasi venti milioni di tonnellate di macerie continuano a preoccupare l'opinione pubblica mondiale. In Giappone, intanto, i cittadini più sensibili ai temi ambientali e che vogliono uno “sviluppo sostenibile”, che non distrugga l’ambiente naturale nel quale la comunità degli uomini e delle donne deve vivere, si stanno mobilitando per raccogliere le firme contro lo sviluppo incontrollato della produzione dell’energia nucleare.

Parte da Fukushima, forse, la lenta elaborazione di una nuova idea di progresso tecnologico e di sviluppo economico, nel rispetto dell’uomo e della natura.