SCIENZA & AMBIENTE

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"Earth Day" 2012: lo sviluppo sostenibile e il futuro del pianeta

Oggi, 22 aprile 2012, si festeggia la 42esima “Giornata della Terra” e a tutti noi piacerebbe che alla celebrazione facesse seguito una sempre più efficace sensibilizzazione dei cittadini di tutto il mondo sulle  tematiche ambientali e l’effettiva mobilitazione delle istituzioni politiche e della società civile, per dedicare più spazio e tempo nella vita quotidiana alle azioni giornaliere più adatte alla salvaguardia del pianeta e dei diritti delle future generazioni.

Il taglio drastico delle emissioni di CO2, dovute alle attività inquinanti della produzione industriale, degli allevamenti, ma anche soltanto dello stile di vita degli abitanti dell’Occidente del mondo – che è diventato un “modello” della globalizzazione per tutti gli altri Stati – è la finalità principale enunciata da scienziati e osservatori delle politiche ambientali e sociali, che studiano lo stato di salute della Terra, per  fermare il degrado dell’ambiente. Per salvare il pianeta Terra e il futuro dell’umanità.

In Italia, è il quinto anno che viene ufficialmente celebrata la Giornata dedicata al Pianeta Terra. Nel nostro paese, come in altre 190 nazioni del mondo, l’obiettivo dichiarato è quello di “mobilitare” la cittadinanza per favorire la conoscenza della crisi ambientale e, quindi, per promuovere l'educazione delle nuove generazioni sui problemi da affrontare nelle concrete attività degli uomini e delle donne della collettività mondiale, al fine di attuare politiche economiche, sociali e culturali rispettose dell'ambiente naturale.

Bisogna fermare l’insensato sviluppo produttivistico e consumistico che ha caratterizzato l’economia e la vita sociale del mondo negli ultimi secoli e soprattutto nella seconda parte del secolo scorso.

La “festa” della Giornata del pianeta Terra, insomma, deve costituire l’occasione per ricordare a tutti i cittadini, ma soprattutto alle governance degli Stati del mondo, che l’inquinamento dell’atmosfera, delle acque e dei suoli deve essere fermato. E per farlo c’è bisogno di un’inversione di tendenza nelle modalità con cui si conducono le attività della produzione e del consumo, evitando lo sfruttamento infinito di un pianeta le cui risorse non sono infinite.

Il graduale ma deciso abbandono delle fonti fossili a favore di quelle rinnovabili per la produzione dell’energia, una minore produzione di rifiuti e uno smaltimento più efficace degli stessi, ma soprattutto la diffusione di una maggiore conoscenza delle cause della crisi ambientale, attraverso una capillare azione di informazione/formazione dei giovani per una diffusione della cultura dello sviluppo sostenibile: queste le priorità per una nuova “svolta” ambientalista radicale.

Tutto questo va attuato subito, prima che la crisi raggiunga un “punto di non ritorno” nel futuro più prossimo – alcuni scienziati lo hanno addirittura indicato nell’anno 2050 – quando gli effetti più drammatici della crisi ambientale potrebbero aver raggiunto una dimensione non più reversibile.

L’Earth Day è una festa, certo. Ma che sia soprattutto un momento di riflessione individuale e collettiva, che preceda un nuovo corso nello “stile di vita” degli uomini e delle donne, cittadini del mondo, per salvare il futuro del pianeta e di tutti gli esseri viventi.