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Lin-Suarez: lo sport...nel bene e nel male

Lo sport è proprio una “trasposizione” di vita nel bene e nel male; riesce ad offrire nelle proprie manifestazioni il meglio ed il peggio di sé come le facce opposte di una stessa medaglia. In questo caso il lato eccezionalmente positivo è rappresentato dalla favola sportiva di Jeremy Lin, il playmaker dei New York Knicks; quello eccezionalmente negativo dal gesto assolutamente razzista di Luis Suarez, attaccante sudamericano del Liverpool.

Jeremy Lin fino a qualche tempo fa era uno perfetto sconosciuto che non riusciva a sfondare in NBA, ora è l’uomo sportivo del momento, icona delle comunità cinesi (anche se è di origini americane, figlio di un emigrante partito da Taiwan in cerca di fortuna) negli Usa, ma soprattutto l’esempio per tanti giovanissimi perché, oltre ad essere diventato determinante in campo per la sua squadra, è anche laureato ad Harvard. Insomma il “brutto anatroccolo” che alla fine diventa “cigno” sia nello sport che nella vita. L’antieroe, il protagonista in negativo è Luis Suarez, giocatore del Liverpool, che nella partita contro il Manchester United, nel saluto prima dell’inizio della gara, si è rifiutato di stringere la mano a Patrice Evra: e pensare che era sotto l’occhio del ciclone e dei riflettori (infatti le immagini dell’insano gesto hanno fatto velocemente il giro del mondo) perchè all’andata lo stesso Suarez era stato squalificato per 8 turni per aver insultato sempre Evra apostrofandolo per ben sette volte con la parola “negro”. Recidivo il giocatore uruguaiano del Liverpool, che quindi marchia ulteriormente la propria carriera con uno dei gesti peggiori mai visti non solo nel mondo del calcio, ma dello sport in generale. In queste ore sono arrivate le scuse di Suarez che però sanno più di facciata (per evitare drastiche decisioni dalla Premier League: c’è chi parla addirittura di radiazione) che di vero pentimento. Nello sport come nella vita, insomma, c’è sempre una parte della medaglia da scegliere; ma in questo caso più che mai questa decisione è davvero facile, ovvia e significativa: viva Jeremy Lin e Patrice Evra!