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Le lacrime di Ranieri: “Sì, mi sono emozionato”

Ha destato una certa impressione l’atteggiamento di Claudio Ranieri, allenatore dell’Inter, quando ieri, al secondo gol della sua squadra contro il Chievo, firmato da Diego Milito, si è lasciato scappare una lacrima di commozione, quasi di liberazione, per essere forse uscito da un periodo nero per l'intera squadra.

Impressione perché, anche se percepibile, Ranieri non aveva mai mostrato una sofferenza così netta per i risultati fortemente negativi a cui la sua formazione era andata incontro da otto partite. Ma anche perché hanno palesato una tensione e una partecipazione emotiva davvero non comune. Se unite alle lacrime di Cambiasso domenica sera dopo la sostituzione nel corso della partita contro il Catania, si capisce bene con quale stato d’animo l’ambiente nerazzurro stesse vivendo queste ultime settimane.

La cosa che lascia stupiti, in un certo senso, è la straordinaria miscela di emozione con la quale i protagonisti del pallone nostrano vivono le vicende che li riguardano. Dipinti sempre, e forse anche a ragione, come una casta di privilegiati, calciatori e allenatori sono sempre stati visti come miliardari contraddistinti da superficialità e menefreghismo, capaci di pensare solo al denaro e non curanti dei risultati, opposti ai tifosi che invece danno anima e corpo per i propri beniamini senza ricevere nulla di concreto in cambio.

Le lacrime interiste, in un certo senso, possono essere viste come un fattore positivo, come il simbolo di un’umanità presente anche nel mondo del pallone. Personaggi che emergono dal loro mondo come individui normali, capaci di provare forti sentimenti di sofferenza quando il proprio mestiere non procede sui binari desiderati. Così Cambiasso domenica, quando, sostituito dall’allenatore dopo una prestazione da dimenticare, soltanto l’ultima di una lunga serie, si è visto “tributare” dalla curva nord un’ovazione, rivolta non al giocatore, ma proprio alla sua uscita dal campo. L’Argentino, che nei giorni precedenti era stato additato come una delle cause principali della debacle nerazzurra, non ce l’ha fatta più a trattenere la sofferenza ed è scoppiato in lacrime, dimostrando evidentemente un amore per il proprio mestiere che molti avevano sottovalutato.

Analisi simile, anche se di sentimenti opposti, può essere fatta per le lacrime di Claudio Ranieri. L’allenatore dell’Inter, che da settimane ormai deve sopportare le continue critiche di tifosi e addetti ai lavori, che si sente ripetere ogni giorno dell’eventualità di un suo esonero, si è lasciato andare alla commozione al gol della sua squadra, gol che ha rappresentato la sicurezza di ottenere una vittoria che mancava da tempo immemore. Lo stesso allenatore lo ha sottolineato, intervistato a Serie A Live: "Sì, mi sono emozionato, perché ci tengo. E avevamo preso troppi schiaffi. I ragazzi se lo meritavano dopo un mese senza vittorie e tutto quello che stiamo ingoiando". Lacrime di gioia, quindi, o meglio, lacrime di sfogo, per essere forse venuti fuori da una situazione di tensione che durava da troppo tempo. Lacrime che hanno mostrato che anche il calcio possiede un volto “umano”.