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Le Cinque Terre, un paradiso da salvaguardare

Passata la tempesta, delle Cinque Terre non si occupa più nessun giornale. Nessuna parola spesa sul preoccupante livello di devastazione che ancora oggi permane, nessun cenno agli sforzi profusi per una ricostruzione lenta ma accurata. Le Cinque Terre sono finite nel dimenticatoio, insieme ai vecchi quotidiani. Un silenzio che accompagna da sempre gli avvenimenti eccezionali in Italia, quando, finito il clamore della novità, sopraggiunge la morbosa ricerca per il nuovo scoop, e che lascia al proprio destino ciò che resta della catastrofe ormai consumata. 

 

Il miglior modo per non lasciare che questo accada anche al paradiso naturale delle Cinque Terre è continuare a parlarne, parlare della loro bellezza, delle loro peculiarità, delle caratteristiche che le hanno fatte amare a milioni di turisti accorsi da tutto il mondo.

Arrocate su alture di pietra in bilico sul mare, i paesini che prendono il nome di Cinque Terre si rincorrono per cinque miglia, nascondendosi in piccole baie e riemergendo altere sui colli incontaminati. Casette colorate, imbarcazioni per la pesca, chiese immacolate, castelli diroccati, vigneti e muri a secco, sono gli elementi entrati nell’immaginario e negli occhi di chi ha visitato Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore.

Com’era Monterosso, prima di essere deturpato e annientato dalla furia del fango? A molti è noto solo per le immagini amatoriali della rovina, ma Monterosso è ben altro. Il più grande delle cinque Terre, si divide in due zone: quella del borgo medioevale, riconoscibile dai profili di un castello a picco sul mare e quella più recente, che si adagia sulla lingua di spiaggia lambita dal mar Ligure, denominata Fegina.  

I carruggi si aprono in mezzo alle tipiche case-torri. Infatti, un tempo il borgo si presentava circondato da torri, come la superstite torre Aurora, che sembra quasi far da guardia al paesino direttamente dal mare.

Tra le chiese più importanti e, purtroppo, duramente colpite dall’alluvione, quella medioevale di San Giovanni Battista, al centro del borgo antico e il complesso dei cappuccini, tra Monterosso e Fegina, con la chiesa di San Francesco, custode di un dipinto attribuito al fiammingo Van Dyck.

Allontanandoci da Monterosso, si può apprezzare la statua del Gigante, opera dello scultore Minerbi, raffigurante Nettuno che, uscendo fuori dalle rocce, sembra voler sorreggere su di sé il peso dell’intero borgo. Per immergersi nella magia di Monterosso, basta leggere “Ossi di seppia”: la raccolta di liriche di Eugenio Montale, il poeta che amava Monterosso e che ne fu ispirato durante i suoi innumerevoli soggiorni.

Vernazza ci accoglie poco più a sud, acciambellata sulla piazzetta che si affaccia direttamente sul porticciolo. Tagliata in maniera asimmetrica da viuzze strette e ripide, è un’esplosione di colori e profumi, pronti ad avvolgere tutti i sensi del visitatore.

Tra le meraviglie artistiche di Vernazza, la chiesa di Santa Margherita di Antochia, della scuola ligure antelamica, il Castello dei Doria, risalente all’XI secolo, con la riconoscibile torre cilindrica e il Santuario di Nostra Signora di Reggio, affacciato sull’abitatato, a 325 metri sul mare.

Frazione di Vernazza e,  a riparo nell’entroterra, ecco Corniglia: raggiungibile per i più audaci attraverso il sentiero della “Lardarina”, una scalinata in mattoni composta da 33 rampe e più di 300 gradini, Corniglia si differenzia dagli altri borghi delle Cinque Terre per il suo attaccamento alla terra. Le case, infatti, sono più basse, quasi tutte sviluppatesi lungo la strada principale, via Fieschi, la stessa che porta alla meravigliosa chiesa di San Pietro e alla terrazza di Santa Maria, da cui si gode di una vista mozzafiato. Mai andarsene da Corniglia senza aver degustato un bicchiere di vino, come fa l’abate di Cluny nel Decameron di Boccaccio.

Una piramide bianca risplende tra le case colorate: siamo a Manarola e questa struttura in cemento è un segnale per i naviganti. Manarola, poco più grande di Corniglia, offre al turista uno dei panorami più affascinanti delle Cinque Terre, da Punta Bonfiglio. Se si passa da qui a Natale, agli occhi increduli è offerto l’inconsueto spettacolo del presepe di luci, il più grande al mondo, che dal 1961 illumina la collina del borgo di mistica magia. 

In cammino verso l’ultima meta, Riomaggiore, Manarola offre un sentiero unico nel suo genere, emblema stesso delle Cinque Terrre: è la Via dell’amore, scolpita nella roccia e da pochi anni ritornata al suo antico splendore, dopo un massiccio intervento di restauro.

Riomaggiore ci accoglie assemblato come un presepe variopinto, sui gradoni tipici di queste valli.

Le case-torri, strette una accanto all’altra, sono lucciole nella notte e fari colorati di giorno. Tra le tante chiese presenti nel borgo, non si può non visitare il santuario romanico di Nostra Signora della Salute, nella frazione di Volastra, dove il tempo sembra essersi fermato al XII secolo.

Sarebbe un errore dimenticare di gustare i piatti della tradizione contadina, preparati con le colture delle tante zone collinari, ormai disabitate.

Un bel modo per non lasciare questi posti ad un ingiusto oblio è visitarli quanto prima, per far sì che questo paradiso abbia il rispetto e la salvaguardia che merita.