VIAGGI & TURISMO

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Genova. Alla (ri)scoperta della Superba

Un vecchio adagio dei vacanzieri che d'estate ripopolano le meravigliose coste dei mari Tirreno e Ligure, recita: “Arrivati a Genova, siamo già a metà della vacanza”. Il più delle volte però, quella metà si riduce ad una brevissima passeggiata sulla assolata calata del porto in attesa di imbarcarsi per le isole o ad una scocciante coda sulla tortuosa tangenziale verso Toscana, Campania, Calabria. Chissà invece se mai qualche viaggiatore a bordo del proprio traghetto in uscita dal suo immenso porto, si sia mai voltato ad osservare il panorama mozzafiato che Genova, la Porta del Mediterraneo, offre.

Il “Matitone” che divide lo skyline con la gloriosa Lanterna, i palazzi ottocenteschi assisi sulla collina come sospesi che affogano le chiese medievali del centro storico. Io personalmente, l'ho fatto e anzi, ho sempre avuto un sogno, strano come solo un sogno può essere: di vederli da vicino quei palazzi, da sotto, di camminarci in mezzo, di perdermi nei carruggi claustrofobici di questa città a cui, tanto il mare ha dato, quanta terra le ha tolto e continua a toglierle.
Questo sogno sono riuscito a realizzarlo in un ventilato weekend di inizio primavera, il periodo migliore per visitare “La Superba”, lasciandosi accarezzare il viso dalla dolce brezza marina.

Un buon giro turistico di Genova, deve svolgersi al contrario. Non possiamo infatti partire dal centro storico per dirigerci verso le zone più moderne, perché a Genova è il mare a dettare spazi e tempi e questi sono invertiti. Parcheggiamo e partiamo infatti da uno dei quartieri più moderni: Brignole, via Brigate Partigiane, piazza della Vittoria. Fatto costruire da Mussolini durante il ventennio, è tutt'ora sede di uffici e luoghi d'affari del capoluogo ligure. Nell'immensa piazza Della Vittoria, realizzata grazie all'interramento del torrente Bisagno, l'arco ai caduti della I Guerra Mondiale, le tre caravelle fatte di fiori e i palazzoni regolari in marmo luccicante, ricordano il tipico stile razionalista del regime.

Cerniera fra la zona affaristica e il centro storico, è via XX Settembre, la via dei negozi, con le sue gioiellerie e i suoi caffè, con imbronciati signori di mezza età che portano il “Secolo” sotto al braccio e gruppi di signore annoiate in cerca della migliore offerta. Percorrendola si giunge in piazza De Ferrari, vero trait d'union fra la Genova moderna e multietnica, con l'Accademia delle Scienze Linguistiche, il Teatro Carlo Felice e i lussureggianti palazzi ottocenteschi sfregiati dallo smog e la Genova antica con i suoi carruggi, le botteghe artigiane, i palazzi con le facciate spioventi e i panni stesi e le parole della canzoni di De Andrè che sembrano risuonare ad ogni crocicchio.

Palazzo Ducale, con il suo intricarsi di cortili interni, la barocchissima chiesa del Gesù, quella di San Matteo, il Duomo di San Lorenzo e i palazzi dei Doria, testimonianza lampante della determinazione, della tenacia degli abitanti di questa città dalle mille contraddizioni, dalle mille facce. Che sono poi i visi della gente che incontri su per il centro storico: fieri, un po' schivi, sorridenti, diffidenti, segnati dalla fatica di ripercorrere sempre quegli stessi vicoli o giovani e pieni di speranza, di uscirci da lì un giorno.  E più sali, più il silenzio si fa dominante. Dove le auto non arrivano, dove al massimo incroci qualche motorino che arranca. E più sali, più respiri l'aria del mare, quella che arriva al tramonto, quando il caldo si acquieta e scende la sera umida sul ciottolato del centro-labirinto. Ed in mezzo alle case silenziose, chiese ricchissime come Santa Maria al Castello e Sant'Agostino, con il suo nuovo complesso che ha creato attorno a se un vivace quartiere universitario che si anima la notte, con i locali che suonano la musica dal vivo più varia.

Ridiscendendo verso il mare, limite estremo, odiato e amato dai doriani, tra un morso a un pezzo di focaccia al formaggio e un aperitivo appoggiati ad una delle meravigliose boiserie delle antiche caffetterie di via Soziglia, si ci accorge appena del crepuscolo che incombe su Genova come un meraviglioso mantello di velluto rosso che sembra proteggerla, da secoli. Ed è lì che l'animo si risveglia, esce dall'estasi degli odori e del vociare dei vicoletti affollati, del mercato di piazza Delle Erbe, dei chioschi di via Banchi e, come attraverso una calamita ridiscende verso il mare, verso l'origine, verso la purificazione in quello specchio d'acqua inizio e fine del Mediterraneo. E l'infinita forza della luce del sole che scende nel mare ti lascia lì senza fiato, negli immensi spazi del Porto Antico, una volta affollati di mercanzie e lavoratori, oggi elegante passeggiata sulla quale, i palazzi che prima abbiamo esplorato, si stagliano tutti addossati, come se la terza dimensione scomparisse magicamente, come se lo sfondo fosse disegnato su un telo piatto. L'immenso complesso, restaurato per le celebrazioni Colombiane degli anni '90, rimanda con la mente all'originale funzione del porto, fa ancora sentire l'acre odore di salsedine, quello del pesce appena pescato, quello del cotone grezzo e delle spezie smerciate sulla sua piazza. Lo spettacolo senza tempo dell'acquario, ci riporta al ruolo di Genova oggi, una delle capitali europee della cultura, della scienza, della tecnologia e del progresso.
Eppure, l'aria spensierata e un po' malinconica dei vecchi pescatori, la potete ancora respirare in uno dei suggestivi ristorantini della calata, spesso ricavati in vecchi magazzini o spazi di stoccaggio merci. Il punto di riferimento tra questi, è il Wine Bar “I Tre Merli”, ricavato in un ex deposito di tabacchi con tanto di pareti in mattoni irregolari a vista e tetto con travi di legno. Fra i piatti tipici della tradizione ligure, non si possono perdere vere e proprie avanguardie come l'insalata di stoccafisso con fagioli bianchi di pigna, il ragù di molluschi con moscato e zenzero fresco, o i dolci particolarissimi. Il tutto annaffiato da una cantina dove trovare bottiglie superbe a prezzi concorrenziali.

Dopo la frenesia e il bagno di folla del sabato pomeriggio, la Genova bene ha il suo “buen retiro”, il quartiere di Carignano. Elegante quartiere collinare ottocentesco che si sviluppa ordinato e decisamente ampio attorno alla cattedrale di Santa Maria che, con la sua mole, è visibile da tutta Genova. Qui i carruggi di De Andrè sono un lontano ricordo: il silenzio e i rumori della natura regnano sovrani, solo qualche fruscio di auto e motorini a portarci alla realtà. Carignano è un quartiere rassicurante: i torrenti che si risvegliano ogni tanto e fanno ricordare la forza della natura ad una città che l'ha sempre sfidata, il traffico, lo smog, sono tutti sotto. Devi solo goderti la pace di un quartiere ad un attimo dalla vita cittadina ma silenzioso e squisitamente residenziale. Che sia tale, te ne accorgi la domenica mattina. Signore che escono da messa e parlano a gruppetti in dialetto fitto fitto, giovani famiglie con i bambini che corrono fra le auto parcheggiate, qualcuno che azzarda un primo aperitivo, altri che fanno diligentemente coda al bancone di una pasticceria per un ultimo, piccolo vizio domenicale a cui difficilmente gli italiani fanno a meno. Ho sempre adorato i quartieri bene delle città, non per snobbismo, ma perché questi mostrano la vera società e la vera immagine della gente così uguale e così diversa da quella dei luoghi da cui veniamo e mette a nudo piccole abitudini e consuetudine che nei centri storici affollati dai turisti non si colgono.

Pochi metri per l'attraversamento del grandioso Ponte Monumentale sopra via XX Settembre, divide Carignano da un altro storico quartiere genovese, quello attorno a piazza Corvetto. Lussureggiante dei giardini che la circondano, è una delle più antiche crocevia della città, trafficatissima in settimana, sgombra la domenica. Da qui si scende nel cuore seicentesco del potere genovese, la meravigliosa via Garibaldi, già via Nuova, con i suoi spettacolari palazzi negli stili più disparati frutto della gara alla supremazia delle famiglie più in vista della Superba e che culminano nei palazzi del Municipio, il Rosso e il Bianco. Allo spettacolo architettonico, qui, si intervallano botteghe di artigiani e antiquari. Si giunge poi nella trafficatissima piazza Del Portello, dove un ascensore pubblico porta verso il cielo, verso una sorpresa che non ti aspetti, la Spianata del Castelletto. Da qui si ammira tutta la maestosità di Genova e la sterminata potenza con cui si è conquistata la terra su cui costruire. Ed è tutto lì ai tuoi piedi, da Savona a Portofino.

La domenica è un giorno di festa e uno dei primi soli della stagione, assilla i genovesi con un unico pensiero. Il mare. Il mare sulla Aurelia, quello di Boccadasse, Sturla e soprattutto Nervi. Ci andiamo anche noi, a Nervi. Il biglietto da visita del borgo è il meraviglioso parco con migliaia di esemplari di piante, alcune anche secolari e rarissime, che incorniciano le eclettiche ville fatte costruire, come residenze estive, dalla nobiltà ottocentesca di tutto il nord Europa che qui, svernava. Ma quella che più ti lascia di stucco del paesino, è la Passeggiata Anita Garibaldi. Si ci arriva da un sottopassaggio o da una salita dal porticciolo turistico. Si apre un mondo: l'aspra costa rocciosa ha lasciato un lembo di terra regalando ai genovesi uno dei più bei panorami della Liguria. Qui, ristorantini a picco, scogli e affacci sul mare sempre agitato, ti permettono di respirare iodio a pieni polmoni e di rigenerarti fino al midollo. Se riuscite poi a sedervi nel delizioso patio del piccolissimo ristorante-bar Blue Marlin, non vi sembrerà nemmeno di essere in Italia ma in una isoletta greca a picco sull'Egeo. Marco con il suo staff, gestisce questo piccolo stabilimento balneare impreziosito da una minuscola cucina dove si fa tutto fresco, pesce pescato la mattina e appena scottato in padella con tagliolini o servito da solo, focaccia di Recco continuamente sfornata e delicato vino bianco freschissimo. Intanto sotto di te, il mare gorgoglia e schiuma nervoso mentre il dolce sole di aprile ti accarezza il viso. Fantastico.

Alla realtà bisogna tornarci però troppo in fretta. E mentre rimango in coda sull'autostrada verso Torino, mi guardo intorno e incrocio gli sguardi degli automobilisti che prima erano a metà vacanza e ora invece l'hanno quasi finita. Sorrido e penso a che cosa si sono persi. Non sanno che la Porta d'Europa è in realtà, una stanza delle Meraviglie.